Sei mesi di Amministrazione a Pietrasanta

A sei mesi di distanza dall’insediamento l’Amministrazione Giovannetti comincia a delineare meglio il proprio profilo e consente una prima, seppur sommaria, analisi del proprio operato. Le caratteristiche personali del Sindaco, ovviamente, sono tratti decisivi e fondamentali per qualsiasi Amministrazione Comunale e, nel caso specifico di Pietrasanta, questo fenomeno si evidenzia ancora con maggiore nettezza. La sbandierata e trasparente volontà di chiusura al dialogo e la determinazione di assumere sulla propria persona di ogni potere decisionale da parte di Giovannetti sono replicate con sorda ostinazione in ogni occasione: in Consiglio Comunale, la cui vita democratica e il cui valore istituzionale sono vissuti con palese e non celato fastidio dal Primo Cittadino, nei confronti con la società civile, con i comitati con le associazioni. Tutto, nella logica di questa Amministrazione, sembra ridursi ad una insana “voglia di fare velocemente” priva però di visione strategica e ad interpretazione dell’investitura elettorale come un dominio quinquennale assoluto e incontestabile sulla Città che non consente e non è interessato a nessuna occasione di confronto e di partecipazione democratica con la società civile, con i corpi intermedi, con il variegato mondo della cultura e della formazione, ecc.

Il rischio che si palesa è che una Città così stimolante e con così grandi potenzialità come Pietrasanta venga fatta arretrare ulteriormente dalla mancanza di visione strategica, dall’incapacità a leggere le dinamiche propulsive dei fenomeni culturali, dall’idea, dominante in questa amministrazione comunale, che il Comune debba essere amministrato come un’impresa privata e che, quindi, si perdano treni decisivi e che Pietrasanta perda il confronto  con altre realtà similari italiane che dimostrano ben altra e maggiore attenzione ai temi dell’ambiente, della tutela dei suoli (anche dal cemento) e delle acque, della valorizzazione del patrimonio architettonico, artistico, culturale e artigianale.

Il 2019 ci dirà sicuramente qualcosa di più e potrà rafforzare o smentire queste mie non positive sensazioni. Intanto noi continueremo, con maggiore intensità e determinazione, il nostro lavoro di forze di opposizione: controlli e vigilanza stimoli e proposte concrete non mancheranno. Non mancherà neanche il confronto con la comunità.

Pietrasanta, 3 gennaio 2019

La destra a Pietrasanta, fratelli coltelli

 

Le scuse che Daniele Mazzoni ha presentato ai suoi elettori per il sostegno dato al Sindaco Giovannetti nella fase del ballottaggio alle recenti elezioni amministrative di Pietrasanta mi inducono a qualche riflessione che va oltre e prescinde dalle motivazioni che hanno guidato le azioni di Mazzoni nell’ultima, decisiva, fase della campagna elettorale.

Mazzoni, infatti, è un esponente della destra cittadina da sempre, così come lo è Giovannetti; entrambi, assieme al loro comune punto di riferimento vale a dire il Senatore Mallegni, hanno scelto convintamente la linea “salviniana” della demagogia xenofoba e razzista, contraria ad ogni forma di sostegno alle persone che provengono da fuori dei nostri confini nazionali a causa di guerre, carestie, crisi economiche, epidemie, siano queste vecchi, minori, donne, donne in gravidanza. Entrambi hanno condiviso, sposato e sostenuto i modi, i metodi, i sistemi di governo dell’epoca Mallegni.

Mazzoni addirittura arriva ad accusare Giovannetti di scarso “mallegnismo” perché meno efficace ed efficiente ed è proprio questo, forse, il punto più interessante della lunga bega che nel corso dell’ultimo anno ha coinvolto tutti i pretendenti al trono del Senatore: chi è il più mallegniano del reame?

Tutto questo, come candidamente ammette Mazzoni, riconduce la questione a quello che è stata fin dall’inizio una mera rissa per la spartizione del potere all’interno della destra pietrasantina che, per un certo periodo – quello elettorale – ha illuso molti elettori moderati a ragionare e votare sulla prospettiva di un centrodestra liberale che potesse cambiare strada rispetto agli eccessi autoritari della precedente amministrazione.

Evidentemente si trattava di una finzione, come una finzione era quella di “SiAmo Pietrasanta” come lista trasversale, fuori dai partiti, civica e aperta tanto a destra che a sinistra: alla fine tutte le maschere cadono e le rughe e i tratti somatici escono fuori in tutta la loro cruda evidenza.

Resta alla fine – quando il Re è nudo – la domanda su quali fossero le proposte di governo della Città realmente alternative tra di loro.

La risposta è, oggi più che mai, evidente: lo scontro era tra una destra demagogica, prepotente, chiusa, solo apparentemente efficiente, solo apparentemente divisa e che ancora oggi continua a litigare solamente quando si tratta di spicciola gestione del potere e un fronte progressista che avrebbe voluto aprirsi dentro e fuori alla Città per ripristinare i normali livelli di confronto culturale e democratico che sono presenti nel DNA di Pietrasanta.

La confusione e la finta alternativa a destra hanno fatto prevalere la prima opzione la cui fotografia indelebile resta quella della notte del 24 giugno scorso fatta sulla grande scala di marmo dell’ingresso del Municipio, quando tutta la destra pietrasantina, quella che fino a un minuto prima litigava e che oggi ancora si prende a sanguinose coltellate, festeggiava gaudente: tutti insieme, tutti uniti. Fratelli coltelli.