La destra a Pietrasanta, fratelli coltelli

 

Le scuse che Daniele Mazzoni ha presentato ai suoi elettori per il sostegno dato al Sindaco Giovannetti nella fase del ballottaggio alle recenti elezioni amministrative di Pietrasanta mi inducono a qualche riflessione che va oltre e prescinde dalle motivazioni che hanno guidato le azioni di Mazzoni nell’ultima, decisiva, fase della campagna elettorale.

Mazzoni, infatti, è un esponente della destra cittadina da sempre, così come lo è Giovannetti; entrambi, assieme al loro comune punto di riferimento vale a dire il Senatore Mallegni, hanno scelto convintamente la linea “salviniana” della demagogia xenofoba e razzista, contraria ad ogni forma di sostegno alle persone che provengono da fuori dei nostri confini nazionali a causa di guerre, carestie, crisi economiche, epidemie, siano queste vecchi, minori, donne, donne in gravidanza. Entrambi hanno condiviso, sposato e sostenuto i modi, i metodi, i sistemi di governo dell’epoca Mallegni.

Mazzoni addirittura arriva ad accusare Giovannetti di scarso “mallegnismo” perché meno efficace ed efficiente ed è proprio questo, forse, il punto più interessante della lunga bega che nel corso dell’ultimo anno ha coinvolto tutti i pretendenti al trono del Senatore: chi è il più mallegniano del reame?

Tutto questo, come candidamente ammette Mazzoni, riconduce la questione a quello che è stata fin dall’inizio una mera rissa per la spartizione del potere all’interno della destra pietrasantina che, per un certo periodo – quello elettorale – ha illuso molti elettori moderati a ragionare e votare sulla prospettiva di un centrodestra liberale che potesse cambiare strada rispetto agli eccessi autoritari della precedente amministrazione.

Evidentemente si trattava di una finzione, come una finzione era quella di “SiAmo Pietrasanta” come lista trasversale, fuori dai partiti, civica e aperta tanto a destra che a sinistra: alla fine tutte le maschere cadono e le rughe e i tratti somatici escono fuori in tutta la loro cruda evidenza.

Resta alla fine – quando il Re è nudo – la domanda su quali fossero le proposte di governo della Città realmente alternative tra di loro.

La risposta è, oggi più che mai, evidente: lo scontro era tra una destra demagogica, prepotente, chiusa, solo apparentemente efficiente, solo apparentemente divisa e che ancora oggi continua a litigare solamente quando si tratta di spicciola gestione del potere e un fronte progressista che avrebbe voluto aprirsi dentro e fuori alla Città per ripristinare i normali livelli di confronto culturale e democratico che sono presenti nel DNA di Pietrasanta.

La confusione e la finta alternativa a destra hanno fatto prevalere la prima opzione la cui fotografia indelebile resta quella della notte del 24 giugno scorso fatta sulla grande scala di marmo dell’ingresso del Municipio, quando tutta la destra pietrasantina, quella che fino a un minuto prima litigava e che oggi ancora si prende a sanguinose coltellate, festeggiava gaudente: tutti insieme, tutti uniti. Fratelli coltelli.

La destra a Pietrasanta, fratelli coltelli

 

Le scuse che Daniele Mazzoni ha presentato ai suoi elettori per il sostegno dato al Sindaco Giovannetti nella fase del ballottaggio alle recenti elezioni amministrative di Pietrasanta mi inducono a qualche riflessione che va oltre e prescinde dalle motivazioni che hanno guidato le azioni di Mazzoni nell’ultima, decisiva, fase della campagna elettorale.

Mazzoni, infatti, è un esponente della destra cittadina da sempre, così come lo è Giovannetti; entrambi, assieme al loro comune punto di riferimento vale a dire il Senatore Mallegni, hanno scelto convintamente la linea “salviniana” della demagogia xenofoba e razzista, contraria ad ogni forma di sostegno alle persone che provengono da fuori dei nostri confini nazionali a causa di guerre, carestie, crisi economiche, epidemie, siano queste vecchi, minori, donne, donne in gravidanza. Entrambi hanno condiviso, sposato e sostenuto i modi, i metodi, i sistemi di governo dell’epoca Mallegni.

Mazzoni addirittura arriva ad accusare Giovannetti di scarso “mallegnismo” perché meno efficace ed efficiente ed è proprio questo, forse, il punto più interessante della lunga bega che nel corso dell’ultimo anno ha coinvolto tutti i pretendenti al trono del Senatore: chi è il più mallegniano del reame?

Tutto questo, come candidamente ammette Mazzoni, riconduce la questione a quello che è stata fin dall’inizio una mera rissa per la spartizione del potere all’interno della destra pietrasantina che, per un certo periodo – quello elettorale – ha illuso molti elettori moderati a ragionare e votare sulla prospettiva di un centrodestra liberale che potesse cambiare strada rispetto agli eccessi autoritari della precedente amministrazione.

Evidentemente si trattava di una finzione, come una finzione era quella di “SiAmo Pietrasanta” come lista trasversale, fuori dai partiti, civica e aperta tanto a destra che a sinistra: alla fine tutte le maschere cadono e le rughe e i tratti somatici escono fuori in tutta la loro cruda evidenza.

Resta alla fine – quando il Re è nudo – la domanda su quali fossero le proposte di governo della Città realmente alternative tra di loro.

La risposta è, oggi più che mai, evidente: lo scontro era tra una destra demagogica, prepotente, chiusa, solo apparentemente efficiente, solo apparentemente divisa e che ancora oggi continua a litigare solamente quando si tratta di spicciola gestione del potere e un fronte progressista che avrebbe voluto aprirsi dentro e fuori alla Città per ripristinare i normali livelli di confronto culturale e democratico che sono presenti nel DNA di Pietrasanta.

La confusione e la finta alternativa a destra hanno fatto prevalere la prima opzione la cui fotografia indelebile resta quella della notte del 24 giugno scorso fatta sulla grande scala di marmo dell’ingresso del Municipio, quando tutta la destra pietrasantina, quella che fino a un minuto prima litigava e che oggi ancora si prende a sanguinose coltellate, festeggiava gaudente: tutti insieme, tutti uniti. Fratelli coltelli.