INCIPIT
L’inizio del nuovo decennio è stato ed è traumatizzante, come uno schianto a tutta velocità contro una montagna e ci costringe a vivere in una condizione mai vissuta: quella di una pandemia globale, di una pestilenza da terzo millennio, che riporta alla mente tempi remoti e altre più recenti drammatiche pandemie come l’influenza “spagnola” di un secolo fa.
Il mondo intero si riscopre improvvisamente debole, incapace di risposte efficaci e colpito nelle sue forme più arroganti di “dominio” sul tempo, sullo spazio, sulla natura e sulle abitudini più radicate di questo (ormai non più nuovo) secolo di inizio millennio.
Mi riferisco all’economia globale, all’ideologia del commercio planetario, alla velocità dei trasferimenti da un capo all’altro del globo, alla conseguente compressione empirica degli spazi, alla facilità dei contatti e al potere supremo e sovranazionale dell’economia e della finanza.
Cosa ne sarà domani dei grandi mezzi di trasporto veloce?

Dei voli a basso costo? Delle alte velocità ferroviarie?

E cosa ne sarà delle varie esperienze di sharing economy?
Cosa ne sarà di tutto questo se i tempi e i modi del “distanziamento sociale” dovessero trasformarsi da misura coercitiva temporanea a nuovo modello strutturale di comportamento?
Cosa ne sarà dell’intero sistema delle relazioni economiche, culturali, sociali, umane?
E come tutto questo potrà calare sul nostro piccolo micromondo italiano, toscano, versiliese?
Ora, chi ci segue almeno dal 2015 o dal 2016/17 anni nei quali sono uscite la prima e la seconda edizione di questo lavoro, sa bene che Città Versilia era stata pensata, progettata e scritta per durare nel tempo: strutturata per schede tematiche che avrebbero potuto o dovuto, appunto nel tempo, essere aggiornate, modificate, riviste, eliminate, integrate, trasformate o completamente sostituite negli anni successivi.
Città Versilia, negli anni scorsi, “è stato presentato a Viareggio, Massarosa, Seravezza, Pietrasanta e Forte dei Marmi.” – così era scritto alla prefazione della seconda edizione. “Un pubblico di nicchia lo ha seguito e ha mostrato un certo interessamento ai suoi contenuti. Il tema non è semplice perché l’Italia, la Toscana, la Versilia sono terre
dove i “campanili” sono ben saldi e, ancor più, perché, ben oltre le dichiarazioni di principio, da queste parti il partito della conservazione “pur che sia” è molto più forte di quello dell’innovazione e del cambiamento.
Nel mio piccolo, invece, ho sempre inteso la militanza e l’azione nella società (nel mio caso la politica) come il luogo delle necessarie trasformazioni e della creazione delle nuove condizioni per l’affermazione di maggiore equità e benessere nella
realtà storica e nella vita civile che sempre si modificano, che non sono mai uguali a se stesse.”
Ma come possiamo bene vedere in questi primi mesi del 2020, il nuovo arriva a prescindere, a volte con manifestazioni sorprendenti, belle, positive e, spesso, con il volto scuro della storia che, certo, sorprende, ma che al tempo stesso atterrisce.
E allora le innovazioni, i nuovi stili, le scelte coraggiose, indotte, imponderate, geniali o sbagliate diventano obbligate: il tempo che cambia fa cambiare le civiltà e le civiltà che cambiano o che scompaiono o che nascono fanno cambiare, a loro volta, il corso della storia dei signoli e dei popoli.
Tutto questo vale, a buon diritto, per la nostra terra: la Versilia dove le economie del turismo balneare, dell’accoglienza turistica, della ristorazione e della manifattura, intrecciate alla bellezze del paesaggio e a quelle artistiche e architettoniche, alla cultura hanno dato, da almeno due secoli, il taglio principale al nostro modo di essere e ai nostri stili di vita.
Città Versilia era nato pensando, appunto, a come avrebbe potuto essere il futuro della nostra terra e della nostra comunità, basato sul presupposto della unità di intenti delle comunità di sentirsi ed essere dei cittadini dei sette Comuni che compongono la Versilia: presupposto che molti ancora non riconoscono, ma che a nostro modo di vedere è imprescindibile e basilare.
Ciò che dovrà essere, in questo caso è la Versilia del futuro, la “Città Versilia” fondata su una cittadinanza consapevole, orgogliosa, operosa, innamorata della propria terra.
Fondata su una cittadinanza “capace di produrre una propria strategia complessa di sviluppo e benessere”.

Amare la Versilia, conoscerla, studiarla sono le condizioni indispensabili per produrre una visione del nostro futuro. “Solo riscoprendo una nuova e vigorosa passione civile e solo attraverso una profonda rivisitazione di virtù e difetti, di vocazioni e debolezze del nostro essere cittadini versiliesi potremo pensare di riconquistare quegli spazi politici e amministrativi che sono indispensabili per tutelare i nostri diritti di cittadini e i servizi essenziali come scuola, sociale, sanità, trasporti, edilizia sociale, difesa del suolo, promozione turistica, valorizzazione culturale, salvaguardia ambientale e del paesaggio, progresso e sostegno al sistema economico.”
“Questo volume, – scrivevamo ancora nel 2017 – nel suo piccolo, propone una grande rivoluzione: la nascita, finalmente, della Versilia come identità civile unitaria.
Non sarà presto, non sarà facile, non sarà senza fatica e neanche senza sfiancanti grandi passi indietro, ma la convinzione è che la Versilia sarà, nel futuro, l’identità unitaria e condivisa di questo splendido lembo di terra tra i due laghi e tra il mare nostro e le Alpi Apuane.
Questo il nostro messaggio inviato, dentro una bottiglia, verso il futuro.”
In questo che è uno dei peggiori momenti della storia del nostro Paese dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ci sembra opportuno, dunque, riprendere il capo della matassa delle nostre riflessioni sulla Versilia, rileggere quello che pensavamo e ipotizzavamo soltanto tre anni fa e rivedere il tutto con nuovi occhi e sotto la lente di un mondo che non è più uguale a se stesso, che ha deragliato da una linea che
sembrava solida e stabile, ma che si è polverizzata nel giro di pochi mesi.
Quale tempo migliore di quello di una forzata costrizione casalinga per far girare il cervello e per ripensare il futuro che ci attende per riuscire a gestirlo nel modo migliore e, per quanto possibile, per indirizzarlo?
Quella che attende la nostra società è una sfida complessa, che richiederà a ciascuno di noi uno sforzo ulteriore per interpretare e leggere con le lenti giuste le nuove dinamiche economiche e sociali che già sembrano qua e là emergere.
Proviamo dunque ad emulare la capacità di reazione e a metterci nei panni dei dieci giovani fiorentini, usciti dalla penna di Giovanni Boccaccio, che per sfuggire alla peste nera del 1348 si rifugiarono in collina, lontano dalla Città, e a turno ogni giorno raccontavano le novelle del Decameron; o in quelli di Isaac Newton che, durante la Grande peste di Londra nel 1665, evitò il contagio lasciando il College per ritirarsi
in campagna dove, libero di dare corso alle proprie inclinazioni e “seduto sulle spalle dei giganti” con l’occhio della mente intuì le leggi della dinamica.
Il tutto, naturalmente, secondo le nostre ben più limitate possibilità…
“Questo libro è dedicato alle cittadine e ai cittadini della Versilia, terra unica e straordinaria che non sempre vuole abbastanza bene a se stessa.”

Ettore Neri

Versilia, aprile 2020

PREMESSA*

 

La “Questione Versilia” e la “Città ripensata”

Molti sono gli elementi potenzialmente forti e caratterizzanti di una terra bella e complicata come la Versilia.

Molteplici e variegate possono essere le basi di partenza dalle quali avviare un’approfondita analisi della realtà versiliese e per trarre da questa gli spunti fondamentali per una strategia di governo volta al benessere delle comunità e alla valorizzazione e tutela dell’immenso patrimonio ambientale, paesaggistico, storico, artistico e culturale che ci è stato donato dalla natura e dalle generazioni che ci hanno preceduto.

Tra i tanti, possibili, punti di partenza che possiamo scegliere, credo possa essere utile iniziare la nostra riflessione dal punto di vista della “geografia umana”. Questa, infatti, studia la distribuzione degli uomini sulla Terra e la maniera in cui essi vi vivono.

La specie umana vive in ecosistema e, attraverso le proprie scelte, prodotte da innumerevoli decisioni di singoli e di gruppi, finisce per produrre un certo ordinamento spaziale, un’organizzazione regionale: tutto ciò avviene secondo logiche che sono definite dal modo in cui gli uomini concepiscono il mondo, gli attribuiscono un senso e, di conseguenza, lo modificano.

La geografia umana utilizza strumenti di analisi di diverso genere: quello naturalistico, quando si tratta di vedere come l’uomo s’inserisca, interagisca e modifichi le piramidi naturali; quello sociologico, dell’economia e della scienza politica, quando si tratta di comprendere i rapporti fra gli individui nella loro ricerca di prestigio, potere e ricchezza. Per valutare, invece, le reazioni degli uomini all’ambiente naturale è utile servirsi della psicologia, ma i suggerimenti più preziosi vengono dalla storia delle idee, dalla filosofia e dallo studio delle rappresentazioni collettive.

Certo, in piena pandemia mondiale da Covid19, sicuramente si rende necessaria una ben più seria riflessione sul destino dell’umanità e del pianeta e una presa di coscienza meno “furbetta” e opportunista da parte dei detentori del potere reale politico, economico e finanziario rispetto a quella che è stata rivolta, fino a pochi mesi, nei confronti del movimento ecologista giovanile che si è riconosciuto, a livello mondiale, nella battaglia iniziata e condotta da Greta Thunberg. 

Non bastano più, evidentemente, un buffetto sulla guancia o una pacca sulla spalla e neanche un ipotetico Premio Nobel per la Pace a ribaltare il destino dell’umanità: ci vogliono Governi forti e consapevoli, ci vorrebbe, dalle nostre parti un’Europa vera e, soprattutto, ci vorrebbero classi dirigenti, non solo politiche, all’altezza.

Chiaro che o si decide di cambiare dopo un così grande shock o si rischia di non cambiare mai più e di distruggere il futuro delle generazioni future. E se non si decidesse di cambiare, in meglio, adesso questo certificherebbe la totale imbecillità della nostra specie.

Ma per tornare al locale, cioè all’ambito di analisi che ci siamo perimetrati per questo lavoro, è bene precisare, prima di entrare nel merito, cioè prima di cominciare a rileggere e riscrivere le nostre schede, che affrontare la “Questione Versilia” oggi significa leggere e interpretare in modo unitario le complesse articolazioni territoriali, umane, sociali, storiche, economiche e culturali che dalle vette delle Apuane scivolano fino al Lago di Massaciuccoli e alla macchia mediterranea che separa Torre del Lago da Migliarino. Ma significa anche e maggiormente porsi il problema di collocare l’intero territorio della Versilia all’interno del più ampio comprensorio della Provincia di Lucca e di evidenziare le profonde interrelazioni che ne discendono.

Significa, ancor più, mettere in relazione tutta la nostra riflessione con l’Area Vasta della Costa Toscana nord-occidentale che tante competenze ha assunto nel corso degli ultimi decenni e che ancor più ne assumerà nel medio termine.

Diventa così abbastanza semplice capire che, dobbiamo dare impronta unitaria alle strategie di governo della Versilia invertendo la rotta da “sovranisti di quartiere” che le ultime Amministrazioni Comunali di Viareggio, Pietrasanta, Massarosa e Forte dei Marmi hanno imposto, progressivamente, ai destini amministrativi versiliesi, provocando in questo modo l’anacronistica distruzione di tutte o quasi tutte le esperienze di stretta collaborazione e di fusione di servizi tra i nostri sette comuni e innescando un ridicolo teatrino di picche e ripicche tra Sindaci e territori confinanti, di gare a chi emette lo strillo più acuto benché inascoltabile perché comunque soffocato dai ben più gravi rumori di questo tempo che sta cambiando la storia di tutti noi e che, ovviamente, è totalmente indifferente e sordo nei confronti delle beghe da pollaio di personaggi minori.

È comunque evidente che in questo 2020, a differenza di tre anni, fa dobbiamo prendere atto del sostanziale depotenziamento dell’Unione dei Comuni della Versilia e della soppressione della Società della Salute che, in quanto “strumento”, poteva essere certamente cambiata, eliminata o sostituita, ma non senza aver prima pensato e costruito una valida alternativa.

Invece, ad oggi, non c’è traccia di un barlume di pensiero razionale da parte degli amministratori pubblici locali di come dovrebbe essere, del valore che dovrebbe avere e di quante energie dovrebbero essere dedicate al sistema sociosanitario integrato territoriale.

Cioè siamo in totale assenza di quelle valutazioni che dovrebbero vedere congiuntamente impegnati Comuni e Asl nelle azioni di sollievo al disagio di tutte le fasce più deboli e fragili della popolazione: disabilità, non autosufficienza, salute mentale, dipendenze, violenze su minori, violenze di genere, presidi territoriali per la bassa intensità sanitaria, per le lungo degenze, per le cure terminali.

Tutti cose che devastano e frantumano la vita delle persone e delle famiglie e ai quali gli amministratori pubblici inconsapevoli dedicano meno attenzioni e risorse, tanto umane, economiche o comunicative, di quelle dedicate alla pulizia di parchi e giardini.

Quelle cose di cui si sente parlare soltanto dopo che sono scoppiati i bubboni!

Come, in queste settimane di pandemia, quando in tv lo scienziato di turno sentenzia che “è mancato il territorio”: ecco, questa frase, “è mancato il territorio”, è quanto dichiarava, è quanto temeva e tristemente profetizzava una ristretta cerchia di persone che leggeva la crescita esponenziale nella società contemporanea dei bisogni legati all’indebolimento del tessuto sociale, all’impoverimento di larghe fasce di popolazione e anche alla frammentazione dei tessuti familiari e delle reti sociali di sostegno alle persone.

“Manca il territorio” significa anche che, quando c’è bisogno, cioè adesso! non si riesce a trovare un supporto adeguato allo stress fortissimo e prolungato del sistema sanitario pubblico dell’alta intensità.

Andatelo a raccontare, adesso, a quelli che dicevano che le Società della Salute erano un carrozzone …

Chiaro che chi scrive o partecipa alla scrittura di questo testo ha come punto di riferimento l’obbligo politico, culturale e sociale di costruire una Versilia fatta di sette Comuni; auspica che i comuni più piccoli abbiano, un giorno, l’intelligenza di fondersi per creare comuni più grandi e forti, attrezzati a navigare il mare di questo tempo nuovo e difficile; vuole che la pianificazione delle strategie amministrative sui grandi temi che incidono sul destino delle future generazioni avvenga almeno sulla base territoriale dell’Ambito Ottimale della Versilia; partecipa al tentativo di creare in Versilia e per la Versilia una classe dirigente politica, imprenditoriale, sindacale, culturale che sia capace di superare e sconfiggere i campanilismi e gli interessi rivolti al mantenimento di minuscoli ambiti di potere per fare della nostra intera comunità versiliese una realtà coesa, forte, autorevole, adeguata alle sfide del futuro.

Ecco che, oggi più che mai, è necessario spingersi verso terre ancora poco conosciute come, ad esempio, la riflessione sul tema della fusione tra comuni la cui dimensione demografica risulta troppo esigua, la redazione di un “piano strutturale” e di un “piano operativo unico” per la Versilia, e la realizzazione di un “piano territoriale di salute” calzato sull’ambito territoriale della zona distretto e proiettato alla totale integrazione dei servizi sociosanitari.

Perché un’organizzazione per schede?

Perché le schede, pensate materialmente dentro uno schedario, ordinate alfabeticamente o per materia, ci permettono un approccio immediato e pratico: possono essere estratte al bisogno, rivalutate, annotate, integrate, modificate; si può pensare di tirare un rigo sopra una frase o un’opinione divenuta ormai superata o messa in crisi da una riflessione nuova e più approfondita.

Le schede servono a fissare un punto, un pensiero, un indirizzo, ma non sono dogmatiche: nascono per partecipare ad una evoluzione, ad un percorso di crescita collettivo.

Alcune schede hanno già un buon livello di approfondimento, altre sono poco più che appunti, post-it, note da sviluppare più avanti e con migliore organicità, altre schede non ci sono proprio, vanno pensate e scritte: sappiamo che lo schedario può contenerne molte di più.

Tutte le schede hanno bisogno del contributo di conoscenze superiori, di esperti, di persone che vivono con intensità questo o quell’aspetto della vita versiliese.

Le schede possono facilmente passare di mano in mano, si usurano, possono essere copiate, riscritte, modificate da nuove mani, con calligrafie differenti, con penne dai colori diversi.

Le schede, domani, ci ricorderanno il tempo che è passato, ci mostreranno la strada fatta, ci aiuteranno a maturare nuove idee e ci consentiranno, appunto, di aggiungere allo schedario nuovi argomenti, nuovi temi che oggi non riusciamo a immaginare.

 

*In grassetto le parti aggiunte o modificate rispetto alla II edizione

 

 

I. CITTÀ VERSILIA
Scommessa decisiva del domani. Come riscoprire la funzione, il senso ed il valore della politica in un progetto condiviso
di GIUSEPPE CORDONI

“Insieme al patrimonio naturale, vi è un patrimo¬nio storico, artistico e culturale, ugualmente minac¬ciato. È parte dell’identità comune di un luogo e base per costruire una città abitabile. Non si tratta di distruggere e di creare nuove città ipoteticamente più ecologiche, dove non sempre risulta desidera¬bile vivere. Bisogna integrare la storia, la cultura e l’architettura di un determinato luogo, salvaguardan¬done l’identità originale.”
Papa Francesco, Enciclica “Laudato sii”, c. IV, II, 143.

Mi sono spesso chiesto di quale sentimento estetico debba nutrirsi la sensibilità del politico. Se oltre ad una retta ed efficace gestione d’un potere democraticamente conferitogli, oltre ad una onestà oggi così vigorosamente invocata e smentita, non debba egli possedere, come qualità assolutamente irrinunciabile, anche uno spiccato senso della Bellezza: ovvero poter disporre d’un suo personale talento nel saper cogliere ed esaltare tutte quelle energie creative che gli individui e il territorio da lui amministrati hanno espresso in passato e sono in grado di accrescere nel presente.
Dico Bellezza nella sua accezione più vasta di collante armonico quale essa è sempre stata. Quale che siano la natura e il risultato della sua genesi, purché nei suoi effetti essa sia capace di modificare, armonizzandolo, il volto del mondo in cui viviamo, la percezione della realtà che ci circonda, la qualità delle relazioni fra gli uomini, la coscienza d’un comune destino condiviso. Quale che siano le facoltà inventive necessarie al suo sviluppo, essa sempre stabilisce e determina la giusta metrica collettiva delle cose, imprimendovi un ordine pacifico ed equilibrato, tale da stimolare un felice senso d’appartenenza ad una stessa cittadinanza, il risultato d’una comunione persino inconsapevole talvolta, come l’aria che si respira, ma non per questo non altrettanto vitale.
Adesso che più si pretende dalla politica di rendersi garante d’una più elevata qualità della vita collettiva, (proprio nel momento in cui essa appare più minacciata e compromessa) come poter pensare di riuscirvi, senza che la politica si renda interprete d’una dimensione estetica prioritaria nel concepire a ogni suo progetto futuro? Se poi tale progetto vuol essere applicato alla gestione pubblica dell’intero territorio versiliese, tale prospettiva diventa determinante.
Al pari della storia d’ogni individuo, anche quella dei territori (luoghi, paesi e paesaggi nel loro spessore naturale e antropologico) va compresa a partire dalla precipua vocazione dei luoghi. Da venti secoli, la storia della Versilia si è sviluppata sempre assecondando una sua armonica unicità creativa. Anzi, dinnanzi allo scempio ambientale che ha subito in questi ultimi decenni, verrebbe da dire che essa o produce Bellezza o irrimediabilmente si degrada.
Sono queste le prime riflessioni che mi vengono in mente di fronte a questo prezioso vademecum operativo: Città Versilia, con cui Ettore Neri, organicamente, ci prospetta un accurato ripensamento del futuro politico e amministrativo di tutto il comprensorio versiliese. In un tempo di così greve miseria ideativa della politica come quello che stiamo attraversando, sorprende davvero la tensione ideale con cui egli qui ne riscopre e rilancia quella visione unitaria con cui, già in passato, più volte, (anche se senza successo!) certi spiriti illuminati s’erano sforzati di prefigurarla.
Sì, una Versilia intera e indivisibile! Concepita, vissuta, amata e amministrata come una sola Città bella: una città-paesaggio che inglobi, così come Neri sostiene, quell’immenso “Patrimonio territoriale” connesso con la tutela, la valorizzazione e lo sviluppo di quei tesori di umana operosità (di genesi della Bellezza) che ne arricchiscono in modo straordinario la struttura. Una Città bella, tale da offrire a tutti coloro che accoglie l’orgoglio di un’irripetibile appartenenza. Un diritto di cittadinanza da spendere, in chi lo possiede, come il privilegio d’una coscienza libera di decidere con tutti.
Una Città bella, che in forza d’una secolare, stratificata identità sappia includere ogni “diverso” costretto ad approdarvi da un mondo che lo rifiuta. Una Città bella, che proprio in virtù della varietà della sua conformazione territoriale, consenta di eliminare ed escludere l’inevitabile, tragico disastro urbanistico oggi connesso con ogni forma di periferia. Parafrasando Pascal, si potrebbe dire: che ovunque abiti, ogni suo futuro Cittadino responsabile diventa un suo centro, mentre la circonferenza è in ciò che ne abbraccia una coscienza condivisa del suo valore.
Lasciata così com’è: in questa sua frammentata e discorde condizione attuale, priva d’una visione di città integrata, la Versilia non rischia forse ormai un declino inesorabile? Come non rendercene conto? Come non percepire questo suo stato di realtà malata? Come negarne l’assoluta evidenza? Un territorio violentato e saccheggiato dagli uomini e sempre più spesso devastato dalla furia d’imprevedibili calamità naturali. (Altro che luogo edenico cantato dai poeti!). Lasciata così com’è, abbandonata a se stessa, o ad insanabili, politici contrasti di bottega, peggio se scatenati da interessi di pochi, senza un disegno strutturale d’insieme che la governi, finiremo per smarrire persino il magnifico ricordo di ciò che è stata. E una politica che qui navighi a vista nell’ignoranza della sua preziosa realtà storica e della sua vitalità culturale, neppure saprà intravederne quelle immense opportunità di sviluppo che di fatto contiene. Anzi, solo appiattita sul presente – come già di fatto accade da parecchio tempo -, ed in mancanza d’un nuovo assetto strutturale che la riqualifichi come entità urbanistica unitaria, scivolerebbe da uno stato d’emergenza all’altro, sempre più ingovernabili. S’innesterebbe un processo disgregativo, in buona parte già in atto, ove all’entusiasmo partecipe e solidale s’opporrebbe senz’altro la rabbia, l’insofferenza, e la rassegnazione. Giova qui por bene in risalto l’elenco, seppur sommario, di queste emergenze che tutti i versiliesi parimenti coinvolgono, e dei quali condizionano volenti o nolenti la qualità della loro esistenza quotidiana:
il diffuso dissesto ambientale,
l’infertile abbandono dei campi e la loro conseguente desertifi¬cazione,
la “tossicità” delle rimaste attività agricole industrializzate,
l’insalubrità conseguente dell’acqua e dell’aria,
la voracità della metastasi cementizia che ha sconvolto o can¬cellato ogni differenza fra centro abitato e campagna,
l’inadeguatezza della rete stradale rispetto alle reali esigenze del traffico e la mancanza d’una sua pianificazione unitaria,
il degrado dei parchi naturali e delle selve montane,
l’invivibile bruttezza delle nuove aree industriali, spesso rima¬ste incompiute e addirittura a ridosso di centri urbani d’altissimo pregio architettonico,
lo scempio d’alberi ovunque o la loro trascuratezza,
la decadenza degli spopolati borghi montani,
la mutazione dei centri storici svuotati del loro tradizionale tes¬suto umano e non di rado ridotti a provvisori crocevia-cena¬town per un turismo mordi e fuggi,
il declino d’immagine e decoro di “lungomare” illustri,
l’incuria o la non valorizzazione in cui versa un rinomato quanto trascurato patrimonio artistico,
la scomparsa nella memoria collettiva dell’esistenza d’un così ricco patrimonio culturale,
la perdita della coscienza d’appartenere a un luogo impareggia¬bile,
l’incapacità di saperne trasmettere il valore alle nuove genera¬zioni,
la precarietà dei posti di lavoro giovanile e la conseguente dissi¬pazione di risorse umane,
lo smarrimento di secolari saperi artigianali illustri (nella scul¬tura del marmo, nella lavorazione del legno e del ferro) o di competenze manifatturiere rapidamente venute meno,
il senso d’insicurezza del vivere quotidiano specialmente in chi abita più isolato,
il sentimento di paura rispetto a rapide e imprevedibili muta¬zioni sociali,
lo spirito di diffidenza rispetto alle differenze etniche e cultu¬rali,
il timore d’essere abbandonati a se stessi rispetto ai servizi assi¬stenziali essenziali,
l’estrema sperequazione abitativa che vede la rendita immobi¬liare espropriare ciò che resta del territorio con nuove costruzioni che restano spesso invendute, e ciò nel de¬grado dello storico patrimonio urbano non recuperato,
il paradosso d’un numero enorme d’alloggi vuoti con la penu¬ria di case per i meno abbienti,
lo sradicamento (soprattutto delle nuove generazioni) dalla cul¬tura proprie origini,
la cecità sempre più estesa rispetto ad una Bellezza che resta impercepita e si degrada.
Emergenze tutte queste che non è un ossimoro definire come endemiche e che, senz’altro, non investono soltanto questo nostro territorio. Anche se non consola il livello di degrado a cui sono scivolate bellissime città italiane; per non parlare della stessa capitale romana (civitas per antonomasia) ed ora invece impensabile emblema d’uno stato di disperante disgregazione. Disgregazione, ahimè, spesso ancor più aggravata da una dilagante, anch’essa endemica, corruzione della politica amministrativa. Cosicché, dinnanzi ad una crisi così profonda dei nostri modelli metropolitani, v’è da chiedersi se se non sia l’impianto stesso dell’attuale assetto urbano tutto da ripensare. Se al “brutto” che si è generato dietro ogni rapida e disordinata esplosione-espansione della “città diffusa” (con la conseguenza d’un inevitabile degenerarsi al suo interno delle umane relazioni), la politica non si trovi dinnanzi alla radicale necessità d’invertire le proprie scelte.
L’ambizione del presente progetto d’Ettore Neri sulla futura Città Versilia sta tutta nell’ipotesi d’un simile mutamento di prospettiva. Riscoprendo una sana utopia della realtà, esso rivendica alla politica l’intelligenza di riuscire a conoscerla e a governarla, questa realtà da cui ciecamente e dolosamente s’è distratta e allontanata. Una politica che non rinuncia alla passione civile, alla scommessa e alla “presunzione (rischiosa, ma virtuosa) di saper indicare mete, strategie e obiettivi che vanno ben al di là d’immediati interessi contingenti”.
Il primo di questi coraggiosi obiettivi consiste proprio nel voler smentire quella scontata percezione che ormai qui abbiamo di “città diffusa”. Una agglomerato sempre più esteso di costruzioni (residenziali o produttive) né ordinato, né pianificato, ove insicuri abitiamo e ove convulsamente s’accentrano la nostre sconnesse attività economiche e le nostre inadeguate soluzioni amministrative. Un disgregato espandersi suburbano, senza identità ed anima e perciò senza futuro. Un territorio che sempre più va smarrendo ogni propria precipua vocazione; e che, per essere salvato, aspetta dunque d’essere “rifondato”, secondo un disegno che sia capace di bonificare ognuna delle suddette emergenze.
Quale altra voce più congrua di questa: “bonificare”, se si guarda a con quale sforzo immane, nel corso di oltre venti secoli, la Versilia era riuscita a darsi questa sua struttura ed immagine di Bellezza! E come, in forse meno di cinquant’anni, ne sia stata compromessa l’armonia quasi in modo irreversibile! Di fronte ad un tesoro in così poco tempo dilapidato, e per giunta in una fase storica di più elevata e diffusa ricchezza materiale, viene da chiedersi se la prima “bonifica” da cui ripartire non sia quella delle coscienze. Se la prima cosa da ripensare non sia proprio il legame responsabile che corre fra “ cittadino” e territorio. Come non accorgersi che una delle prime cause di disgregazione sociale e ambientale sta proprio nel fallimento dei modelli urbanistici attuali?
Oggi più che mai, lo spettro di un’endogena barbarie aleggia su ogni invivibile agglomerato periferico non più ammesso ad ogni responsabile scelta comune. In ogni città mancata rien se tient. In ogni città mancata, è la moltitudine degli esclusi – dei “cittadini mancati” – a soffrire e a pagare il prezzo d’inaudite differenze. Disparità culturale, povertà, emarginazione, solitudine. Intollerabili iniquità che trasformano i ghetti urbani in incubatrici di violenza e ribellione, e adesso persino in perniciose derive di matrice terroristica. Quanto più frammentato nel suo governo, anche il territorio versiliese non potrà infine sottrarsi al rischio di ridursi da squilibrata”città diffusa”, quale è già adesso, in ormai “diffusa periferia” disgregata.
Al contrario, questa nuova Città Versilia, qui ipotizzata, individua ed attinge nella coesione fra le parti un primario valore fondativo. Non è un caso che le due voci a cui ci si ispira, “civitas” e “civilitas” traggano da uno stesso etimo tutta la loro forza originaria. Andando verso una sempre più esasperata globalizzazione che paradossalmente ci disgrega piuttosto che cementarci, è indispensabile che fra la più immediata e concreta percezione di “città” e la più immateriale e spirituale cognizione di “civiltà” si riscopra un collante indissolubile. Un preciso disegno culturale e politico che sia in grado di prefigurarne lo sviluppo, proprio nei termini di un’umanità e di un’affabilità che individuano in un “fare” secondo Bellezza il tratto più saliente di tutta la propria storia. Se è legittimo e non esagerato prendere atto d’una sorta di vera e propria “civilisation” del lavoro e della creatività versiliese, proprio da essa si deve ripartire per rifondarla come un’impen-sata quanto inedita e originale struttura urbana.
Già in passato la Versilia ha conosciuto sperimentato la tensione utopica d’ipotizzare forme di Città bella. Si veda Pietrasanta, la cui aurea misura architettonica anticipava di più d’un secolo la riflessione sulla città ideale del Rinascimento. Si veda Viareggio, la cui solare determinazione di perla coltivata in un padule, la imponeva come nuovo modello d’abitare nella luce agli albori del Novecento. Ripensarla oggi la Città bella, non comporta più soltanto l’ideazione d’una struttura urbanistico – architettonica omogenea nel suo tessuto abitativo e circoscritta nella sua estensione. Più non significa (almeno per la Versilia) l’individuazione di quelle modalità costruttive con cui di volta in volta si è cercato di realizzare un modello urbano che sia in grado di dare risposte concrete al desiderio di convivenza civile pacifica e operosa degli uomini.
Ora, più che d’un preminente espandersi senza soluzione di continuità di costruzioni e agglomerati urbani (qualunque ne sia la natura: residenziale, commerciale, amministrativa, industriale o destinata ai servizi), anche in prospettiva di un’auspicata e ripresa economica, l’odierna nostra utopica città senza mura da rifondare non potrà identificarsi che in un’armonica orchestrazione dell’esistente. Imprimere ad un territorio così composito e variegato come il nostro l’impronta unificante d’una città necessita d’immense energie creative, politiche ed etiche. Ma ad uno stesso tempo le scatena. La prima di queste energie può scaturire proprio dall’esigenza di tornare a bonificare ciò è stato compromesso o devastato per dolo e vantaggio di pochi o per colpevole incuria di tutti. Lo sollecitano i nuclei urbani da ridefinire, i centri storici da salvare, le campagne da ripristinare, i borghi da ripopolare, le spiagge da consolidare, le acque da risanare, i parchi da custodire, gli oliveti e le selve da rilanciare, le cave da rispettare; ed infine, non ultime, le coscienze da coltivare, le volontà da far convergere, le relazioni da ingentilire.
Ciò non appaia come una scommessa fra ingenua o temeraria. È vero, enormi sono le difficoltà che una simile impresa comporta. Ma tale è la posta in gioco, che vale veramente la pena d’azzardarla. E ci occorre, innanzi tutto, una visione d’insieme che ce ne prefiguri tutte le straordinarie possibilità d’armonia. Quale altra parte d’Europa si presterebbe ad una sperimentazione urbanistica altrettanto originale? Non ci si ancora resi conto dell’assoluta rarità che riveste quello che non di rado è stato percepito come un territorio-paesaggio privo d’un suo assetto preciso. Mentre è già la sua prima configurazione naturale a conformarlo nella splendida unicità d’un immenso, femminile corpo disteso. Anche allo stato attuale, da sud a nord, basta un semplice vista aerea ad abbracciarne l’intera estensione.
Dal Parco di Migliarino-San Rossore alla vetta del Monte Altissimo, quale ordinata modulazione di così variegati scenari vi s’incastonano! Fra l’orlo del mare e la fuga azzurra delle vette apuane, eccole dispiegarsi, le membra di questo corpo predisposto dalla pazienza della Natura e quasi interamente riplasmato (reso un tempo civile e cittadino!) dalle mani dell’uomo. Dal grembo d’acqua del Lago musicato da Puccini, al capo austero nel marmo scolpito da Michelangelo, non v’è lembo di pineta, campagna, centro urbano, collina, cresta o parete di montagna da cui l’invenzione, la perizia e la tenacia (e in altre epoche, la misura) di un Lavoro concepito come Arte non abbiamo saputo cavarne pane e poesia.
E proprio in ciò consiste l’elemento costituivo dell’anima versiliese, dove mani febbrili e appassionate hanno, attraverso i secoli, celebrato queste nozze fra Natura e Cultura. Anche se chissà per quanto ancora, nelle vene del nostro immaginario collettivo pulsa e circola un sangue che si nutre d’una storia irripetibile. La sua essenza “civile” era e rimane di natura mitopoietica. Siamo stati l’espressione d’un fare nobile che non è destinato soltanto – come altrimenti oggi accade quasi ovunque – ad un saccheggio irreversibile delle risorse naturali, alla sopraffazione dell’uomo sull’uomo, all’oscena tracotanza d’una ricchezza cieca su una moltitudine di disperati. Perché ben altra dev’essere la coscienza politica di chi, per scelta e destino, è chiamato a generare il Bello indispensabile, diventa un moltiplicatore inesauribile di storie e d’emozioni condivise. E inestimabile diverrebbe la portata innovativa (rivoluzionaria!) d’una città-territorio che davvero rivolta davvero a produrre il Bello nel Bello, s’imponesse come possibile modello universale.
In verità, come non accorgersi che la Versilia, forse a sua stessa insaputa, in gran parte ciò lo è già stata? Come non preoccuparsi che non possa tornare ad esserlo, essendo questa la sua basilare ricchezza? Sì, da nord a sud, in un raggio che neppure supera i venti chilometri, qui l’oro delle mani ha conosciuto il suo massimo fulgore. Ce lo ripetono la metamorfosi del paesaggio e, in epoche così lontane e diverse fra loro, la metrica d’ideali città “pensate”. L’ordine un tempo così sapiente delle campagne, adesso abbandonate; l’avventura ciclopica del marmo e i fasti della scultura; le fonderie del bronzo e il loro fascino di bottega rinascimentale; le invenzioni della nautica e, nel turismo, l’arte d’ospitare; la tradizione dell’opera lirica e i trascorsi del teatro; le ricerche del cinema e i linguaggi della canzone, la coscienza dello sguardo e i prodigi della pittura, la beltà del paesaggio e la luce della poesia; la festa del Carnevale e l’anarchia liberatrice della satira, l’apertura all’integrazione e lo spirito d’accoglienza.
La coscienza di questo progredire o venir meno d’una siffatta vocazione al Bello rende così esaltante questa nostra scommessa. Del resto, fin nelle pieghe del proprio nome, questa terra sembra recare lo stigma di un’unificante évolution creatrice. “Vesidia terra intra duos lacus appellatur, quam flumen eiusdem nominis transeat”. Quando, fra i due laghi di Porta e Massaciuccoli, in sé accogliendo tutte le piogge scendevano dalle Apuane, a fatica scavandosi una traccia in una piana ancora paludosa, finiva per sfociare alla bocca di Motrone. Così compare in una citazione antica, variamente riportata, forse a commento della stessa Tabula Peuntigeriana e qui riproposto per la sua così forte connotazione simbolica.
Oggi, nel bene e nel male, la grande mole del nuovo Ospedale Versilia pare quella di un grande bastimento insabbiatosi fra i pini che quasi nascondono il mare. Proprio a due passi da quello che fu Motrone. Il medioevale porto sepolto: ancor prima nella memoria che sotto la sabbia. Ove un tempo confluivano tutte le acque d’una terra, ora convergono tutte lacrime. Lacrime trasversali di gioia o lutto: nuovo porto del nascere o del morire. Nel nostro immaginario collettivo non potrà esservi collante ideale di maggior effetto per porre le fondamenta di quella città Versilia che proprio in questo sito ha trovato – pur con tutte le contraddizioni a cui siamo soggetti in questo tempo, – le sue prime concrete ed emblematiche premesse.
Quale altro valore elementare può infatti esservi di così aggregante fra gli individui? In un medesimo luogo condividere e sim-patire ogni nostra esperienza decisiva. Quella che più ci rende simili, fragili e soli: come il venire alla luce, l’attraversare la sofferenza della malattia, il prepararci all’ultimo distacco. Solo che qui, nel nome di Versilia, tale condivisione non può che coniugarsi all’insegna della Bellezza. Perché è l’essenza stessa della sua storia ad essersene stata alimentata. Perché qui – per una singolarissima sorte – è stata la poesia (cioè un fare secondo Bellezza) a rendere “trasparente” il senso dell’umana condizione.

LA MATRICE DINAMICA

Inseriamo per la prima volta in questo testo la “Matrice Dinamica” che è, in sintesi, la scheda visiva della traccia di lavoro e delle schede tematiche che verranno presentate e discusse a partire dal successivo

Questo schema ovviamente si modificherà nel tempo con il modificare delle scelte tematiche e delle analisi.

II. LA VERSILIA UNIFICATA
COME UN TERRITORIO È CHIAMATO AD AGGREGARSI IN FUNZIONE DI UN INDISPENSABILE, FUTURO, ASSETTO ISTITUZIONALE E AMMINISTRATIVO,

SUPPORTO 1

IL COMPLESSO SISTEMA DEGLI ENTI E DELLE AZIENTE CHE GESTISCONO PUBBLICI SERVIZI

Il Capitolo II di Città Versilia “La Versilia Unificata” si intitola “Come un territorio è chiamato ad aggregarsi in funzione di un indispensabile, futuro, assetto istituzionale e amministrativo” e comprende una riflessione sull’architettura istituzionale della Versilia (Scheda 1) e della Versilia nell’Area vasta della Toscana Nord-Occidentale (Scheda 2).
Rispetto alle precedenti edizioni abbiamo pensato di inserire a premessa, prime delle due schede, due “Supporti” sulle competenze a sui compiti dei Comuni relativamente ai servizi essenziali sovra e inter comunali.
Consapevoli che siamo in presenza di materie assai complicate e noiose da approfondire, ma anche certi che i lettori attenti e interessati potranno trarre da questa mole di informazioni almeno la consapevolezza dell’estrema complessità dei temi, delle procedure e di quanto le scelte e le decisioni politiche degli Enti Locali trovino difficoltà ad avverarsi concretamente.

Iniziamo con uno spaccato generale del panorama che si trovano di fronte gli Amministratori Comunali quando trattano temi come i rifiuti, l’acqua, il trasporto pubblico locale, i servizi socio sanitari, ecc.

Il Comune ha competenze, principalmente, su queste materie: Servizi istituzionali, generali e di gestione; Ordine pubblico e sicurezza; Istruzione e diritto allo studio; Tutela e valorizzazione dei beni e attività culturali; Politiche giovanili, sport e tempo libero; Turismo; Trasporti e diritto alla mobilità; Assetto del territorio e edilizia abitativa; Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente; Soccorso e Protezione civile; Diritti sociali, politiche sociali e famiglia; Sviluppo economico e competitività; Politiche per il lavoro e la formazione professionale; Energia e diversificazione delle fonti energetiche; Politiche culturali e formazione; Lavoro e Imprese.

Lo strumento principale per il sistema programmatico progettuale e pianificatorio del Comune è il DUP (Documento Unico di Programmazione) che viene approvato annualmente con pianificazione triennale.
Il DUP è lo strumento che permette l’attività di guida strategica ed operativa degli enti locali e consente di fronteggiare in modo permanente, sistemico e unitario le discontinuità ambientali e organizzative.
Il DUP costituisce, nel rispetto del principio del coordinamento e coerenza dei documenti di bilancio, ilmpresupposto necessario di tutti gli altri documenti di programmazione.
Il DUP si compone di due sezioni: la Sezione Strategica (SeS) e la Sezione Operativa (SeO). La prima ha un orizzonte temporale di riferimento pari a quello del mandato amministrativo, la seconda pari a quello del bilancio di previsione.
Entro il 31 luglio di ciascun anno la Giunta presenta al Consiglio il Documento Unico di Programmazione (DUP), che sostituisce la relazione previsionale e programmatica.
Costituisco altri elementi fondamentali per la valutazione dell’operato di un Comune il Bilancio Previsionale vero e proprio (annuale e Triennale), il Conto Consuntivo annuale, il Piano triennale delle Opere Pubbliche e gli strumenti di pianificazione del territorio che sono normati da specifiche leggi regionali (attualmente la LR 65/2014 e il PIT/PPR, il Piano Integrato Territoriale e il Piano Paesaggistico Regionale).
Al Comune in ambito urbanistico spetta inoltre la redazione e approvazione del Piano Strutturale e del Piano Operativo.
Realtivamente ai servizi essenziali integrati: quei servizi che da anni vengo pianificati e attuati su ambito zonale o zonale complesso risultano essere di importante e interessante lettura le relazioni comunali annuali sullo stato delle aziende in house o partecipate dai Comuni e le relative relazioni sulla razionalizzazione delle partecipazioni.

Per dare un quadro, seppur sommario, ma significativo (crediamo) della complessità e vastità dei temi e dei problemi che si incontrano ad affrontare queste materie che, per altro, incidono in modo fondamentale sulla qualità della vita e a salute dei cittadini, abbiamo provato a “rubare” da alcuni documenti comunali (tra quelli citati appena sopra) le informazioni che riteniamo più significative rispetto a questo mondo così importante ma altrettanto sconosciuto alla maggior parte degli elettori.
Può essere, dunque, che un Comune di non grandi dimensioni si trovi annualmente a dover ragionare su quanto siano utili o dannose al benessere della sua comunità le partecipazioni dirette o indotte ad un pacchetto di aziende come quello sottostante:
1 GAIA Spa.
2 ERP Lucca Srl
3 CTT Nord Srl
4 FIDI Toscana Spa
5 INTERNAZIONALE MARMI E MACCHINE CARRARA Spa
6 RETIAMBIENTE Spa
7 VEA Spa (in corso di liquidazione)
Tramite le società summenzionate il Comune X arriva a detenere le seguenti partecipazioni azionarie indirette:

1 ERSU SpA Retiambiente SpA
2 GEOFOR SpA Retiambiente SpA
3 REA Rosignano Energia e Ambiente SpA Retiambiente SpA
4 ESA Elbana Servizi Ambientali SpA Retiambiente SpA
5 Ascit Servizi Ambientali S.p.A. Retiambiente SpA
6 Sea Ambiente S.p.A. Retiambiente SpA
7 Hydroversilia Srl VEA SpA
8 Autolinee Toscana Nord Srl CTT Nord Srl
9 Vaibusscarl CTT Nord Srl
10 CPT scarl CTT Nord Srl
11 MOBIT Scarl CTT Nord Srl
12 COPIT SpA CTT Nord Srl
13 Ti Forma CTT Nord Srl
14 SGTM SpA CTT Nord Srl
15 ONE Scarl CTT Nord Srl
16 Crociere e turismo srl in liquidazione CTT Nord Srl
17 Power Energia società cooperativa CTT Nord Srl
18 La ferroviaria Italiana SpA CTT Nord Srl
19 Irene Srl in liquidazione CTT Nord Srl
20 Blubus Srl CTT Nord Srl
21 S.I.C.I. S.g.r. S.p.A. FIDI Toscana Spa
22 Biofund S.p.A. FIDI Toscana Spa
23 Centrale del Latte Firenze S.p.A. FIDI Toscana Spa
24 Grosseto Sviluppo S.p.A. FIDI Toscana Spa
25 Valdarno Sviluppo S.p.A. FIDI Toscana Spa
26 Patto Duemila S.c.a r.l FIDI Toscana Spa
27 Polo Navacchio S.p.A. FIDI Toscana Spa
28 Pont-Tech S.c.a r.l. FIDI Toscana Spa
29 Sviluppo Industriale S.p.A. in liquidazione
30 FIN.PA.S. S.r.l. FIDI Toscana Spa
31 Royal Tuscany Fashion Group S.p.A.
FIDI Toscana Spa
32 Floramiata S.p.A. FIDI Toscana Spa
33 Compagnia Produttori Agro Ittici Mediterranei S.p.A.
34 Coop. Agricola Le Rene S.c.a r.l.
35 I.F.L. Italian Food & Lifestyle S.r.l.
36 Banca Monte dei Paschi di Siena

Per tutti (o molti) di questi soggetti, per lo più privati, il Comune deve porsi il problema di quali debbano essere gli strumenti di governance che devono essere adottati dagli organismi partecipati sui quali il Comune in questione esercita il controllo, così come definito dal Codice civile, da normative nazionali e regionali, o ai quali sono stati affidati direttamente servizi pubblici a rilevanza economica, oppure sui quali il comune esercita il controllo in base a disposizioni normative dal Comune stesso e che ne garantiscono il controllo.
Il Comune si deve porre il problema della Governance ogniqualvolta abbia il controllo della società; il controllo non dipendente solo dalla percentuale posseduta ma anche da patti parasociali, clausole statutarie, clausole contrattuali, ecc.
Ai fini del consolidamento dei conti, e quindi della rappresentazione del gruppo amministrazione pubblica, invece possono essere considerate irrilevanti quelle società che hanno un attivo, un volume di ricavi o un patrimonio inferiori del 3% a quelli del Comune a condizione che non abbiano ricevuto un affidamento in house.
Ogni Comune, con deliberazione di Giunta aggiorna l’elenco di organismi partecipati da consolidare e li inserisce nel “Gruppo Comune di …” da ricomprendere nell’Area di Consolidamento:
UN COMUNE X DELLA VERSILIA SI TROVERA’ AD ESEMPIO A INSERIRE NELLA PROPRIA AREA DI CONSOLIDAMENTO LE SEGUENTI AZIENDE:

1 GAIA Spa -Società partecipata – Sviluppo sostenibile e tutela del
territorio e dell’ambiente

2 ERP Lucca Srl – Società partecipata – Assetto del territorio ed edilizia
abitativa

3 RETIAMBIENTE Spa – Società partecipata – Sviluppo sostenibile e tutela del
territorio e dell’ambiente

4 Consorzio Ambiente Versilia – Ente strumentale partecipato – Sviluppo sostenibile e tutela delterritorio e dell’ambiente;

5 Fondazione Culturale X- Ente strumentale controllato – Tutela e valorizzazione dei beni edattività culturali;

6 Azienda di Servizi Pubblici alla Persona X- Ente strumentale controllato – Diritti sociali, politiche sociali e
famiglia;

7 Società della Salute – Ente strumentale partecipato – Diritti sociali, politiche sociali e
famiglia;

Ma non è finita perché la ricognizione deve prendere in esame anche i SERVIZI GESTITI IN CONCESSIONE, ad esempio:

Servizio di tesoreria comunale
Servizio di riscossione volontaria e coattiva e attività di accertamento dei tributi comunali IMU, TASI e TARI
Gestione dell’accertamento e della riscossione dei tributi minori
Attività culturali
Servizio idrico integrato – Gaia Spa
Servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani – Reti Ambiente SpA
Servizio di trasporto pubblico locale – CTT Nord Srl
Gestione dello Stadio e dei campi e impianti sportivi e piscine
Gestione dell’impianto di conferimento Falascaia – Consorzio Ambiente Versilia
Edilizia Residenziale Pubblica – E.R.P. Lucca srl
Servizio di residenza per anziani
Servizio di ristorazione scolastica
Gestione della rete e distribuzione del gas naturale

E anche i
SERVIZI ESTERNALIZZATI IN APPALTO:
Servizio di riordino, custodia e gestione dell’archivio di deposito del comune
Servizio di brokeraggio assicurativo
Servizio di pulizia degli edifici comunali
Servizio di trasporto scolastico
Gestione della ludoteca comunale
Servizio ausiliari alla Biblioteca comunale
Gestione dell’Ufficio Informagiovani
Servizio di mobilità mirata e mobilita’ generica per anziani
Servizio di informazione turistica
Servizio recupero salme da pubblica via
Assistenza domiciliare per minori e portatori di handicap
Gestione del Servizio di Educativa Territoriale
Gestione servizio sportello dedicato al contrasto del disagio abitativo
Gestione Stabilimento balneare comunale
Gestione del servizio di assistenza qualificata alunni disabili
Gestione del servizio di trasporto per centri diurni di socializzazione disabili

E, infine le, ad esempio:
GESTIONI ASSOCIATE:
SUAP
Formazione dei dipendenti
Centrale unica di committenza
Gestione del personale
Gestione canile sanitario
Servizio di nido di infanzia

Per entrare un poco più nel dettaglio segnaliamo che i Comuni della Versilia hanno a che fare con le seguenti realtà, ognuna con i suoi problemi e le sue complicazioni.
VEA Spa
Nel 2005, con la nascita di Gaia, Vea perse le sue funzioni originarie e, fin da allora, i Comuni proprietari si posero il problema di quale destino assegnare all’azienda che, di fatto, era rimasta senza funzioni e senza mission aziendale.
La discussione e le complicazioni derivanti anche dal continuo ricambio di Amminsitrazioni Comunali, quindi di Sindaci, quindi di punti di vista e strategia ha lasciato per i primi anni Vea in una specie di limbo.
Poi, a partire dal 2010, quando i Sindaci si convinsero, mano amano, che l’unica strada da percorrere rimaneva quello della liquidazione della società, fu un contenzioso milionario con Gaia sul valore economico degli allacci a bloccare tutto insieme al fatto che nel frattempo, in pancia a Vea erano state fatte crescere altre due aziende non interamente pubbliche: Vea Energia Ambiente e Hydroversilia Srl.
Fu il Comune di Seravezza, per primo, nel 2010 a chiedere la liquidazione della propria quota di partecipazione invitando in ogni sede l’Amministratore della società ad effettuare la valutazione della società ai sensi dell’art.2437 ter del codice civile.
Ma solo nel dicembre 2015 l’assemblea dei soci, in seduta straordinaria, ha trasformato in srl la società ed ha avviato la procedura di liquidazione della società nominando come liquidatore il precedente Amministratore Unico.
In data 12 febbraio 2019 VEA Srl ha finalmente sottoscritto l’accordo di transazione con Gaia SpA che ha chiuso una questione aperta nel 2004 e trascinatasi per anni.
Tra le altre cose l’accordo prevede che:
VEA Srl accetti 150.000 euro a saldo e stralcio del credito verso Gaia che, al 31/12/2017, è pari
a € 195.583.
VEA Srl accetti l’importo complessivo di € 3.150.070,54 (€ 1.102.524,38 al momento della
stipula, il resto gli anni successivi) a fronte di crediti, al 31/12/2017, pari a € 3.625.923).
Tutto ciò ha prodotto una perdita su crediti di oltre 500.000 euro ai quali la società ha potuto far fronte con apposito fondo opportunamente accantonato.

In ogni caso l’accordo con Gaia ha consentito finalmente di procedere alla liquidazione di VEA.

La distribuzione delle riserve a febbraio 2019
Con lettera del 13/02/2019 il liquidatore di VEA Srl ha chiesto l’assenso dei Comuni alla
distribuzione di riserve ai soci per complessivi € 1.300.000,00.
In data 14/2/2019 l’assemblea deisoci ha deliberato la distribuzione dividendi per un importo complessivo di € 1.300.000 (verbale registrato all’Agenzia delle Entrate di Viareggio in data 22/2/19 al n. 537 serie 3). Tali dividendi sono stati pagati ai Comuni, soci, con bonifici in data 6/3/2019 in proporzione alle rispettive quote possedute

In data 15/05/2019 VEA Srl ha inviato la proposta di bilancio per l’esercizio 2018 unitamente alla
deliberazione dell’assemblea dei soci di procedere alla distribuzione di ulteriori riserve rispetto a
quelle già liquidate agli inizi del 2019.
La distribuzione delle riserve a maggio 2019 ha portato ad una spaccatura tra i Comuni soci in quanto il Comune di Seravezza, analogamente a quanto già fatto in precedenza, prima della distribuzione in oggetto, ha chiesto copia del bilancio 2018 di Hydroversilia, della situazione cassa e la conferma dell’avvenuta erogazione da parte di Gaia SpA di € 1.100.000conseguenti alla stipula della transazione.
Il Revisore di VEA Srl si è limitato a comunicare per mail che Gaia SpA ha versato solo € 400.000,00, senza fornire alcuna motivazione, e il liquidatore non ha trasmesso alcun documento.
Malgrado non sia stata presentata alcuna documentazione la società ha comunque proceduto alla distribuzione ai Comuni – Soci di riserve per € 500.000,00.
A seguito di queste altre divergenze di valutazione il Comune di Seravezza non ha approvato il consuntivo 2018 principalmente con la motivazione riferita all’impossibilità di eseguire un controllo sulla società per carenza di chiarimenti e informazioni su:
• il valore di vendita di Hydroversilia e il relativo procedimento e il suo bilancio;
• la distribuzione delle riserve;
• la corretta esecuzione degli obblighi della transazione con Gaia SpA;
• il contenzioso con Hydroversilia verso Sirce / Itec.
A dicembre del 2019 VEA Srl ha versato un’ulteriore quota di riserve malgrado la liquidazione non sia terminata e, pertanto, possa emergere un futuro rischio di insolvenza della società.

Internazionale Marmi e Macchine SpA
Alcuni Comuni della Versilia hanno manifestato fin dal 2015 la volontà di cedere le partecipazioni alla Internazionale Marmi e Macchine Spa.
Alla data di redazione del presente documento la IMM non aveva ancora inviato alcuna risposta; la società non ha adottato alcun atto per la liquidazione delle quote dei Comuni che hanno dichiarato la volontà di vendere le stesse.
Al momento attuale la volontà dei Comuni non è ancora stata rispettata.

Fidi Toscana SpA
Alcuni Comuni della Versilia hanno manifestato fin dal 2015 la volontà di cedere le partecipazioni di Fidi Toscana.
Il Consiglio di Amministrazione nel 2019 ha approvato la Relazione per la valutazione del capitale economico di Fidi Toscana propedeutica alla determinazione del valore di liquidazione delle azioni.
La società ha indetto una procedura ad evidenza pubblica finalizzata alla vendita delle azioni del Comuni che hanno richiesto l’uscita; la procedura è stata aggiudicata alla Regione Toscana.
Sono in corso di definizione le pratiche per l’acquisto delle azioni.

Reti Ambiente SpA
La società è stata costituita per assumere il controllo totale dei servizi integrati dei rifiuti per tutti i Comuni delle province di Massa, Lucca, Pisa e Livorno.
RetiAmbiente S.p.A. ha per oggetto il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e assimilati
nell”Ambito Territoriale Ottimale “A.T.O. Toscana Costa”, così come definito dalla legge regionale
toscana 28 dicembre 2011, n. 69, nonché dalle modifiche apportate ai sensi del comma 5, art. 30, di detta legge.
Gli organi della società sono:
1. l’assemblea dei soci;
2. Il Consiglio di Amministrazione formato da n.5 membri e nominato nel 2018.
3. il Collegio Sindacale
Il servizio di gestione dei rifiuti è tuttora espletato dalle società già affidatarie del servizio di gestione dei rifiuti solidi urbani da parte dei comuni soci e transitoriamente controllate al 100% da
RetiAmbiente:
1) Geofor S.p.A.
2) Ersu S.p.A.
3) Ascit Servizi Ambientali S.p.A.
4) Elbana Servizi Ambientali S.p.A.
5) Rea S.p.A.
6) SEA Ambiente SpA.

La società è tenuta alla redazione del bilancio consolidato ed è tenuta al rispetto dell’art.3, comma 2, del d.lgs n.175/2016 – Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, in base al quale nelle società per azioni a controllo pubblico la revisione legale dei conti non può essere affidata al collegio sindacale.
La società è inattiva in attesa dell’affidamento del servizio rifiuti per l’intero ambito.
Il servizio viene svolto dalle società partecipate in proroga; la società esercita una funzione di indirizzo e coordinamento, favorendo i processi di collaborazione e graduale integrazione tra le società controllate.
Il bilancio della società non è significativo ma chiude in utile per € 202.061 (€ 67.678 nel 2017); l’utile viene conseguito grazie ai proventi da partecipate che da € 124.200 del 2017 passano a € 323.191 nel 2018.
Il 9/5/2019 Retiambiente SpA ha modificato lo statuto; la modifica cambia totalmente l’assetto di Retiambiente SpA.
La società non è più una società mista, come qualificata fin dalla costituzione, ma viene trasformata in una holding operativa totalmente pubblica sulla quale i comuni soci sono chiamati ad esercitare il controllo analogo.
Le società conferite in Retiambiente SpA negli ultimi anni (Esru SpA tra queste) non
vengono più incorporate ma rimangono attive e viene immaginato un sistema di patti parasociali che dovrà garantire il controllo analogo da parte dei soli comuni parte del territorio dove opererà la società.
Ad alcuni appare che lo statuto così come presentato non sia compatibile con tutti gli atti
adottati dalla costituzione di Retiambiente SpA, al conferimento delle precedenti società
in Retiambiente SpA fino alle revisioni straordinarie e ordinarie delle partecipazioni
approvate negli ultimi.
L’approvazione del percorso di costituzione di una società mista per la gestione del ciclo dei rifiuti era stata preceduta dalla valutazione dei documenti prodotti dall’Autorità d’ambito Toscana Costa che ne ha asseverato l’efficacia e l’economicità.
Tali documenti sono stati approvati dai Consigli comunali.
Ad oggi nessuno dei documenti a supporto della scelta della società mista è stato modificato. Esiste unicamente un verbale dell’Assemblea dell’ATO, datato 19/12/2018 ma approvato solo il 30/04/19, nel quale si emana atto di indirizzo per l’affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani nell’ATO Toscana Costa ad una società pubblica.
Con lettera del 16/05/2019 il Direttore dell’Autorità d’ambito ha evidenziato gli atti necessari per
l’affidamento in house del servizio e le relative tempistiche; tale lettera conferma pertanto che solo a seguito di tali atti sarà possibile per i Consigli comunali approvare le nuove modalità di affidamento e la nuova struttura societaria.
Molto probabilmente solo a seguito dell’invio del piano industriale, a maggio 2020 ancora in corso di elaborazione, da parte di Reti Ambiente SpA sarà possibile effettuare l’analisi della congruità ai fini dell’affidamento in house e conseguentemente approvare l’atto assembleare di scelta definitiva della modalità di affidamento.
Al momento non solo la società non ha incorporato le partecipate indirette ma ha approvato uno statuto che intende mantenerle in evidente contrasto con il d.lgs n.175/20162.
E’ doveroso segnalare che sono circa dieci anni che il progetto di gestione unitaria del sistema integrato dei rifiuti per tutti i comuni delle quattro province di Massa, Lucca, Pisa e Livorno è in gestazione.
Reti Ambiente che risulta essere la proprietaria di tutte le preesistenti aziende del settore è di fatto una società non operativa, una scatola, un contenitore dal quale tutto dipende ma che niente può fare ben poco.
Attualmente ciascuna società di proprietà di Retiambiente persegue i propri specifici interessi anche a danno degli altri; infatti Geofor (il cui Presidente è lo stesso del Cda di Reti) a gennaio 2019, ha stabiilto di conferire i rifiuti gestiti in discarica anziché all’impianto di Pioppogatto con un notevole danno economico per la gestione di quest’ultimo.
La soluzione è stata subito trovata importando rifiuti addirittura da fuori regione ma il comportamento viene ritenuto dai vertici di Retiambiente normale in quanto “concorrono a formare utilmente l’interesse generale del Gruppo di controllate di RetiambienteSpA su cui, ciascuno, riversa i benefici della propria corretta gestione aziendale”.

CTT Nord Srl
CTT Nord Srl è una società totalmente pubblica che gestisce l’organizzazione e l’esecuzione del
trasporto pubblico locale.
Il Comuni versiliesi sono entrati a far parte della compagine sociale nel 2014 a seguito della
liquidazione di Clap SpA e di un processo aggregativo che ha portato i soggetti pubblici e/o misti, che gestivano il trasporto pubblico locale, a fondersi in un unico soggetto giuridico.
Dal 2016 l’azienda sta affrontando un importante contenzioso con la Regione Toscana e con la società Autolinee Toscane, aggiudicataria del servizio di trasporto pubblico regionale.
L’azienda quindi non è in grado di fare una corretta programmazione di medio periodo.
L’iter di Gara per l’affidamento del servizio di trasporto pubblico locale su gomma nell’ambito
territoriale costituito dall’intera Regione Toscana non ha, ad oggi, alcun aggiudicatario definitivo dal momento che il TAR Toscana con sentenza n. 1548 del 28 ottobre 2016, in accoglimento del ricorso principale di Mobit (società consortile partecipata della quale Ctt Nord srl è mandataria) e di quello incidentale di Autolinee Toscane Spa (AT), ha annullato il provvedimento di aggiudicazione n. 973 del 2 marzo 2016 della Regione Toscana con il quale la gara era stata definitivamente aggiudicata ad Autolinee Toscane.
I due concorrenti e la Regione Toscana hanno impugnato al Consiglio di Stato la predetta sentenza del TAR. L’udienza di discussione dinanzi al Consiglio di Stato, per l’esame del ricorso principale e dei ricorsi incidentali si è svolta il 6 aprile 2017: con ordinanze 2554 e 2555 del 29 maggio 2017, il
Consiglio di Stato ha sospeso il giudizio e rimesso gli atti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea
(CGUE) alla quale ha posto 4 (quattro) quesiti, sostanzialmente interpretativi della disciplina
contenuta nel Regolamento CE 1370/2007, onde verificare se AT, facente parte del gruppo francese RATP, titolare di affidamenti diretti in Francia e in vari paesi del mondo, possa partecipare a gare al di fuori del territorio francese.
La vicenda giudiziaria si è nel frattempo duplicata dal momento che la Regione Toscana, con
comunicazione del 21 dicembre 2016, ha richiesto ai due concorrenti di presentare un nuovo PEF,
peraltro mantenendo ferme le offerte tecniche ed economiche già presentate nel 2015.
Mobit ha impugnato dinanzi al TAR i provvedimenti regionali che hanno dato avvio a tale nuova fase di gara senza attendere il pronunciamento del Consiglio di Stato senza ripresentazione delle offerte.
Nel frattempo la Regione, nel 2017, avevafatto una nuova aggiudicazione provvisoria del servizio in favore di Autolinee Toscane. Contro tale decisione si era appellata Mobit al Consiglio di Stato.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, il 21 marzo 2019, si è espressa sui quesiti posti dal Consiglio di Stato dicendo che gli stessi
“devono essere interpretati nel senso che l’art. 5 di tale regolamento non è applicabile a un
procedimento di aggiudicazione svoltosi prima del 3 dicembre 2019, cosicché un’autorità competenteche, mediante una decisione di aggiudicazione conclusiva di una procedura di gara, attribuisca primadi tale data un contratto di concessione di un servizio pubblico di trasporto locale di passeggeri su strada non è tenuta a conformarsi a detto articolo 5”.
La questione dunque è tornata al Consiglio di Stato che ha fissato l’udienza di discussione per il 28
novembre 2019, successivamente anticipata al 10 ottobre 2019.
Nel frattempo la Regione Toscana con decreto dirigenziale n. 6585 del 19 aprile 2019 ha aggiudicato nuovamente ad Autolinee Toscane la gara e pertanto Mobit il 3 giugno 2019 ha presentato un nuovo ed ulteriore ricorso di fronte al TAR.
La Regione Toscana, nelle more della definizione del contenzioso pendente al Consiglio di Stato in
virtù dei ricorsi presentati da Mobit, Autolinee Toscane e dalla Regione Toscana stessa, il 29 dicembre 2017 ha sottoscritto con gli attuali gestori, riuniti nella società consortile partecipata ONE Scarl, un “contratto ponte” per l’affidamento dei servizi per il biennio 2018-2019.
Dal 1 gennaio 2018 il servizio è quindi esercitato da ONE scarl in conseguenza della stipula del
“contratto ponte” tra la stessa consortile e la Regione Toscana.
Nel dicembre 2019 Mobit è stata dichiarata soccombente nel giudizio di fronte al Consiglio di Stato pertanto la Regione Toscana ha visto confermata la scelta dell’aggiudicazione ad Autolinee.
Nel febbraio 2020 Regione Toscana ha inviato il cronoprogramma per il passaggio di asset da CTT Nord Srl a Autolinee Toscane che dovrebbe concludersi il 5/6/2020.
Dopo un nuovo ricorso respinto dal TAR il 19/03/2020 Mobit ha presentato appello al Consiglio di Stato ma, ormai, sembra che il nuovo gestore potrà iniziare il servizio entro il 2020.
Il Comune di Seravezza ha già preannunciato il recesso dalla CTT Nord Srl in sede di razionalizzazione delle partecipate.

GAIA SpA
Gaia nasce nel 2005 sotto capitalizzata e indebitata oltre misura avendo dovuto farsi carico di tutti i precedenti mutui comunali afferenti al Servizio Idrico Integrato e con enormi problemi legati alla non completa copertura del territorio delle Province di Massa e Lucca.
Finalmente, dopo anni di gravi sofferenze, nel 2018 Gaia SpA ha potuto garantire il rispetto del piano di rientro per il rimborso delle rate dei mutui dei Comuni, con un ulteriore riduzione dei debiti verso i comuni soci per 7 milioni.
Una delle problematiche più gravi che da anni affligge Gaia SpA è la composizione del passivo
patrimoniale, a causa di una insufficiente patrimonializzazione.
Al 31 dicembre 2017 infatti parte dell’attivo fisso era ancora finanziato con il passivo corrente,
nonostante il sensibile miglioramento riscontrato nel 2014 a seguito dell’ottenimento del
finanziamento a medio lungo termine di euro 30 mln.
Ciò vuol dire che parte delle immobilizzazioni (investimenti) venivano finanziate con fonti di finanziamento a breve termine con conseguente effetto negativo sulla liquidità aziendale.
La svolta positiva si è avuta il 18 aprile 2018 quando la società ha ottenuto il finanziamento strutturato da 105 milioni di euro.
Ad aggiudicarsi la gara per la scelta del soggetto finanziatore è stato un pool di 7 banche composto
da: MPS Capital Service, Monte dei Paschi di Siena, Banca IMI, Intesa San Paolo, Ubi Banca, Banco
BPM e Credito Valtellinese.
Ad ottobre 2018 si è avuto notizia della partecipazione per il 60% della somma finanziata anche dellaBanca Europea per gli Investimenti (BEI) e Cassa Depositi e Prestiti (CDP): due operatori finanziari di grande rilievo, la cui presenza ha consentito di ridurre ulteriormente i costi dell’operazione.
L’impatto sul bilancio è evidente dalla lettura dei seguenti indicatori: il Margine secondario di Struttura (Patrimonio Netto + Passivo consolidato) – Totale Attivo Fisso passa
da – € 9.732 a – € 3.417 e il Margine di tesoreria (Liquidità immediata +differita-Passività a Breve) passa da – € 10.627 a – € 4.294.
L’ottenimento del finanziamento ha migliorato la sostenibilità del Piano Strategico e del Piano Industriale approvati nel gennaio 2018. In particolare il Piano Industriale prevede investimenti per 112 milioni di euro fino al 2022 nei tre settori chiave dell’acquedotto, fognatura e depurazione.
Il Bilancio 2018.
Il Bilancio 2017 ha chiuso con un utile pari a € 1.192.000,00 in ulteriore crescita rispetto a € 878.840 e a € 624.231 degli anni precedenti.
La società ha confermato la costante crescita del M.O.L (da 9,8 mln/€ a 21,78 ml/€ del 2017 a 23,8 mln/€ del 2018.
Si evidenzia in particolare l’andamento del cash flow, da 4,7 mln/€ del 2008 a 18,4 mln/€ del 2017 a 19,7 mln/€ del 2018.
L’articolazione tariffaria ha consentito di raggiungere i ricavi previsti malgrado il costante calo dei volumi (da 29.481 metri cubi del 2016, a 29.283 del 2017 a 28.453 del 2018).

Gli investimenti
La società ha effettuato investimenti per circa 1 mln/€ in meno rispetto al 2017, quando però erano complessivamente aumentati di 4 mln/€ rispetto all’esercizio precedente. La riduzione massiccia (da € 6.610.825 a € 3.906.677 del 2017) si è avuta alla voce manutenzione straordinaria acquedotto mentre nel 2018 c’è stato un forte incremento delle spese per l’estensione degli impianti di fognatura (da € 1.340.331 a € 3.120.230).

La tariffa
In data 18/04/2019 il Consiglio Direttivo dell’Autorità Idrica Toscana ha emanato la Deliberazione
n.3/2019 nella quale è stata approvata la proposta della Conferenza territoriale n. 1 Toscana Nord
sull’aggiornamento della predisposizione tariffaria 2018-2019 (deliberazione ARERA 918/2017/R/idr).
Permane una forte differenza tra le tariffe applicate nell’Ambito n.1 (a titolo esemplificativo la quota fissa applicata nei comuni della pianura è più alta del 30% rispetto a quella applicata nel Comune di Massa; la tariffa base applicata nei comuni della pianura è del 27,5% più alta rispetto a quella applicata nei comuni montani e di oltre il 20% rispetto a quella applicata nel Comune di Massa).

Crediti
Prosegue il calo dei crediti iniziato lo scorso anno, da € 124.179.099 del 2015 a € 108.956.328 del
2016 a € 99.293.224 del 2017 e a € 99.293.224 del 2018; la diminuzione è dovuta ai crediti da
conguagli tariffari che da € 56.566.346 del 2016 passano a € 48.359.875 nel 2017 e a € 46.615.095.
La diminuzione dei crediti dipende anche in parte dal fatto che la Società si è avvalsa delle
disposizioni e x art.33 del D.L.83/2013 che ha introdotto una presunzione legale sulla certezza del
riconoscimento fiscale delle perdite inerenti a crediti che non superano i 2.500 euro e che risultano scaduti da oltre sei mesi alla data di chiusura dell’esercizio.
Il fondo svalutazione crediti civilistico è stato utilizzato per € 1.447.782 mln (€ 2,943 mln nell’esercizio 2017) per copertura perdite su crediti inferiori a € 2.500, importo detraibile a fini fiscali.
I costi per il recupero crediti sono pressoché raddoppiati e passano da € 544.119 (+29,70% rispetto
all’anno precedente) a € 957.542 (+75,98%).

Agevolazioni
La società da anni è fortemente impegnata nel riconoscere agevolazioni all’utenza; gli strumenti sono di diverso tipo.
Si annota che le agevolazioni concesse ad una parte dell’utenza devono trovare copertura
all’interno della tariffa applicata al resto degli utenti.
Ad oggi, le agevolazioni a disposizione dell’Utenza debole sono tre:
1. BONUS SOCIALE IDRICO, istituito da ARERA con Deliberazione 897/2017 e successiva Del.
n.227/2018. Sono 2.435 gli Utenti hanno fatto richiesta di questa agevolazione nel 2018, per un importo complessivo di € 42.247 erogati.
2. BONUS IDRICO INTEGRATIVO, regolamentato dall’Autorità idrica Toscana.
Nel 2017 11.676 utenti hanno beneficiato dell’agevolazione e l’importo totale erogato dal Gestore è stato 1.698.087 euro, di cui 1.550.000 riconosciuto dall’AIT.
3. FONDO UTENZE DISAGIATE (F.U.D.) Istituito da GAIA S.p.A.
Nel 2019 le domande per il F.U.D sono 2081 per un importo erogato di € 148.258.
Infine Gaia riconosce un’agevolazione tariffaria per le famiglie numerose riservata a nuclei familiari
con più di 3 componenti, indipendentemente dal reddito.
Del contenzioso con VEA SpA abbiamo già detto sopra.

Conclusioni
I segnali di miglioramento sono evidenti e, se confermati i prossimi anni, unitamente all’ottenimento del finanziamento strutturato, sono in grado di riportare la società ad una gestione equilibrata.
Alcuni aspetti della gestione al contrario rimangono problematici, in questa sede è sufficiente fare riferemento ai costi, fissi e variabili ad esempio le consulenze, che risultano ancora elevati.
Costi che, ovviamente, contribuiscono a formare la tariffa applicata agli utenti; è evidente che al contenimento di tali costi conseguirebbe o una tariffa più bassa o una minor necessità di ricorrere al debito.

ERP Srl
Il nuovo contratto di servizio che regola i rapporti tra il LODE e la ERP Lucca Srl è stato deliberato in data
21.09.2017 (delibera n.7/2017).
Nel 2018 la società ha conseguito un utile di esercizio pari a € 63.242 quasi il doppio di quello del 2017, €37.071,00.
Il valore della produzione scende sensibilmente da a € 5.460.878 a € 4.863.536.
La riduzione è causata dall’assenza, rispetto allo scorso anno, della voce “ricavi da cessione alloggi”
per € 721.453,00 e dalla riduzione delle competenze tecniche su interventi costruttivi di risanamento,recupero e manutenzioni straordinarie che da € 471.155,62 del 2017 scendono a € 200.821,51.
Si segnalano le seguenti voci che subiscono un notevole incremento rispetto all’esercizio precedente:
1. Manutenzione, quote alloggi autogestiti e altre spese su alloggi di proprietà dei Comuni €
1.891.767,43 rispetto a € 1.361.246,73 e € 985.893,03 nel 2016.
L’indebitamento si riduce a € 16.676.003 rispetto a € 17.003.733 del 2017.
I crediti si riducono a € 8.437.460 da € 10.060.410 del 2017
Inoltre nel corso del 2018 i Comuni che avevano una posizione debitoria nei confronti della società si sono impegnati al versamento delle somme dovute.
I crediti verso i Comuni appartenenti al Lode sono pari a € 3.767.985,83 rispetto a € 4.974.196,76 del 2017.
Il valore del fondo crediti al 31/12/2018 è pari ad euro 1.627.791,38 sensibilmente più alto rispetto alla stessa data del 2017 quando ammontava a € 1.564.899,11.
Le disponibilità liquide sono pari a € 5.760.655,60 in continuo miglioramento rispetto agli anni
precedenti € 4.161.256 nel 2017, € 3.757.874,53 nel 2016 e € 2.548.243 nel 2015.

SOCIETA’ DELLA SALUTE
Nel corso del 2017 due dei comuni della Società della salute, Viareggio e Pietrasanta, hanno
deliberato di uscire dall’ente con il conseguente scioglimento di diritto in quanto venuti meno i
requisiti per l’esistenza dello stesso, ai sensi dell’art. 71 quater, c. 5 bis della LRT 40/2005, con
decorrenza 01/01/2018.
Lo scioglimento è stato deliberato con atto dell’assemblea n.15 del 28/12/2017; in tale occasione
l’assemblea dei soci non ha autorizzato il liquidatore alla continuazione neppure parziale dell’attività;
la fase della liquidazione è quindi rivolta esclusivamente alla riscossione dei crediti sociali e al
pagamento delle passività (gli aventi diritto ai sussidi e al pagamento delle cooperative sociali che
avevano gestito i servizi di competenza della società).
L’abbandono di tale modello organizzativo lascia inalterato l’obbligo del coordinamento dei comuni
della zona distretto.
Le funzioni d’integrazione socio-sanitaria dunque dovranno essere esercitate con le modalità previste
dall’art. 70 bis della LRT 40/2005, vale a dire mediante la convenzione sociosanitaria.
Nelle more del perfezionamento della citata Convenzione socio sanitaria, al fine di garantire la
continuità dei servizi gestiti da SDS Versilia sino al 31.12.2017, le funzioni e gli adempimenti a questi
ultimi afferenti vengano affidati all’Azienda Sanitaria, in particolare:
• Ambito non autosufficienza – Servizio di assistenza domiciliare diretta, Servizio di Assistenza domiciliare diretta erogata in forma d’urgenza, Sostegno Economico Integrato, Inserimentiurgenti e temporanei in RSA, Inserimenti Urgenti e temporanei in CD;
• Ambito Disabilità – Gravissime disabilità, Interventi indiretti disabili 0/64 anni, Inserimentitemporanei ed urgenti disabili 0/64 anni, Vita Indipendente, Adattamento Domestico,POR/FSE Progetto PAST, Centri Diurni Disabii, Aiuto alla Persona.

Nel corso del 2018 è stata chiusa la transazione con l’organismo di liquidazione del Comune di
Viareggio per 247.197,86.
Al 31/12/2018 rimanevano ancora aperte le posizioni verso alcuni comuni per € 1.729.985; tutti i Comuni sono debitori della Società ad eccezione di Seravezza e del Comune di Viareggio che però ha chiuso la posizione attraverso l’Organismo di liquidazione con l’abbattimento del debito del 50%.
Di seguito gli importi per singolo comune; si tenga presente che mentre Camaiore e Pietrasanta
hanno promesso di rientrare entro il 2019, Massarosa ha richiesto una dilazione fino al 2020 e
Stazzema addirittura non ha proposto alcun piano di rientro dal debito.
Totale debito
Camaiore 659.745
Forte dei Marmi 295.798
Massarosa 374.321
Pietrasanta 184.564
Stazzema 215.557
Alcuni dei Comuni soci vantano crediti nei confronti della società per un totale di 291.734:
Comune di Totale debito
Forte dei Marmi 56.707
Pietrasanta 167.419
Stazzema 67.608
La mancata liquidazione nel 2018 della società ha comporato costi per il 2019 per la sola attività
amministrativa di riscossione dei crediti verso soci, soci che avrebbero dovuto essere adempienti al pagamento.
L’approvazione, nell’aprile 2019, di un piano di rientro per Massarosa che terminerà nel 2020
comporterà ulteriori costi addebitabili a tutti i soci compresi quelli che hanno adempiuto tempestivamente al pagamento.

CONSORZIO AMBIENTE VERSILIA

Il Consorzio Ambiente Versilia nasce nel 2008 a conclusione di un percorso durato almeno un anno.
Il Consorzio viene costituito tra tutti i Comuni della Versilia per gestire i rapporti interni tra di essi e
per la gestione coordinata ed integrata degli impianti di selezione, trattamento e riciclaggio R.S.U. in località Pioppogatto nel Comune di Massarosa e dell’impianto di termoconversione e produzione di energia elettrica in località Falascaia nel Comune di Pietrasanta.
In pochi anni il Consorzio è chiamato a gestire l’impianto di Pioppogatto, a intraprendere un contenzioso estremamente complesso contro il gestore dell’impianto di Falascaia, che nel frattempo viene chiuso, e, infine, ad una dettagliata ricostruzione dei costi afferenti agli impianti.
Una volta chiuso l’impianto di termovalorizzazione di Falascaia il CAV nel 2017 ha affidato ad ERSU SpA l’impianto di Pioppogatto in cambio di un canone di concessione di € 950.000,00 annui.
Il contenzioso si è concluso con una transazione con il vecchio costruttore e gestore e con il pagamento a quest’ultimo di circa 13.000.000 di euro.
Per far fronte al debito il Consorzio ha assunto un mutuo la cui rata viene pagata con il canone di concessione dell’impianto.
Infine i costi di costruzione dell’impianto sono stati analiticamente ricostruiti e sono stati definiti i debiti/crediti tra i soci del Consorzio.
Se il Comune di Seravezza ha riconosciuto da subito il proprio debito fin dal 2014 stanziando i fondi necessari per quasi un milione di euro (927.501,69), gli altri soci consorziati non hanno raggiunto ad oggi un accordo sulle somme dovute.
Durante la definizione dei debiti/crediti il Comune di Viareggio ha dichiarato il dissesto nel 2014 con la conseguenza che il relativo debito, rientrato nella massa passiva analogamente a qualsiasi procedura fallimentare, è stato abbattuto del 50%.

Bilancio 2018
Il bilancio 2018 è stato approvato nell’assemblea del 17/05/2019.
Anche in questo caso le ultime vicende hanno portato ad una netta differenza di vedute tra Comuni soci.
Nello specifico il Comune di Seravezza non ha votato il Bilancio 2018 per un dissenso sulla parte della nota integrativa al bilancio riferito alla seguente frase“nel corso del 2018 e nei primi mesi del 2019 sonostati definiti i rapporti tra gli enti locali che derivano da tali obbligazioni”: il riferimento è alle obbligazionidettagliatamente riportate nei così detti “libroni” 1, 2 e 3 (elenco dei debiti a carico dei Comuni della Versilia creatisi nella fase di realizzazione e attività degli impianti di Falascaia e Pioppogatto).
Secondo il Comune di Seravezza, infatti, tali rapporti sono tutt’altro che definiti tant’è che il bilancio è stato approvato con l’importante seguente postilla
“Pertanto nella nota integrativa a pagina 6, per quanto riguarda il Comune di Camiaiore viene
sostituita la frase con “- Comune di Camaiore – Debitore v/ Consorzio Ambiente Versilia di un importo pari ad € 2.311.461,69. Tale credito è contestato dallo stesso Ente. Si precisa comunque che il patrimonio netto del Consorzio è sufficientemente capiente per assorbire eventuali passività”.
In estrema sintesi, il CAV dopo aver definito tutti i debiti e crediti ha accettato lo stralcio di alcune
partite dalla transazione con il Comune di Viareggio in quanto, secondo l’Organismo di liquidazione del dissesto del Comune di Viareggio, non potevano essere riconosciute in quanto non supportate da adeguata documentazione.
Si tratta di spese legali relative al contenzioso e a rimborsi per espropri.
Il Comune di Camaiore, nelle assemblee del consorzio, ha richiesto uno stralcio di alcune partite
analogamente al Comune di Viareggio e la rateizzazione dell’importo dovuto senza interessi.
A tal proposito il Comune di Seravezza ha ripetutamente contestato le modalità di ripartizione del
debito proposte dal consorzio difformi a quanto riportato nei citati “libroni” approvati da tutti i
comuni.
Oltre questa fase di diversità di vedute tra i Comuni va riconosciuto che nel corso degli anni il CAV è riuscito a tenere unito il fronte dei Comuni versiliesi su problematiche di estrema difficoltà: conteziosi sul valore della tariffa per lo smaltimento dei rifiuti mediante selezione, compostaggio e incenerimento contro il gestore TEV-Termomeccanica; fase delle inchieste per taroccamento dei dati e battaglie tecnico-legali contro il nuovo gestore Veolia; chiusura definitiva dell’impianto di Falascaia; passaggio al sistema di raccolta differenziata spinta e nuova cultura ambientale; contenziosi per richeste danni post chiusura sempre contro Veolia e Termomeccania; reperimento risosrse per far fronte ai più urgenti pagamenti dei debiti pregressi; inserimento del sito di Pioppogatto nelle strategie di trattamento dei rifiuti del sistema di Ambito Toscana-Nord.
Avendola vissuta per tanti anni e, per diversi anni, in prima linea mi sento di dire, con una punta di orgoglio che abbraccia anche tutti i Colleghi Sindaci di quel periodo, che di tante esperienze comuni degli Enti Locali versiliesi questa è stata sicuramente la più difficile e, se si sclude la nascita dell’ospedale unico della Versilia, la più proficua e virtuosa.

6.9. ASP
Anche i bilanci delle ASP (Azienda Pubblica di Servizio alla Persona) sono soggetti al controllo del Comune di riferimento. Esappamente come aziende in house o partecipate.
In Versilia abbiamo, ad esempio, il caso del Pio Campana di Seravezza che, come noto, svolge servizi rivolti alle persone non autosifficenti di Residenza sanitaria assistenziale convenzionata con il SSR.
La complessità della tipologia di servizio, l’aumento del bisogno e dei costi, la scelta della regione riferita alla libera scelta dei pazienti e delle loro famiglie, la crisi delle finanze pubbliche e private, il blocco da anni delle quote regionali assegnate alla diverse zone e la crisi dei bilanci comunali mettono evidentemente a rischio l’erogazione dei servizi per il prossimo futuro e la stessa sopravvivenza della rete territoriale delle RSA.
In tempi di Covid19 questo problema è emerso in tutta la sua grandezza, ma il rischio probabile è che passata la paura il tema delle stratificazione e solidificazione deiu servizi sociosanitaria sparisca dall’orizzonte di demagoghi e popolazione e che di qesti temi riprendano a parlare poltici incompetenti e spregiudicati: qualcuno dirà “sono carrozzoni” e masse di imbecilli ci crederanno!

L’ASP e più in generale le RSA versiliesi segnalano invece da anni le difficoltà dovute al mancato adeguamento delle rette da parte della ASL, rispetto alle zone di Lucca e Massa; viene nuovamente evidenziata con preoccupazione l’approvazione da parte della ASL del nuovo regolamento per l’ospitalità presso le RSA e il conseguente schema di convenzione.
Il nuovo sistema di Accreditamento delle strutture e dei servizi alla personale del sistema sociale
integrato si basa sull’introduzione dei seguenti strumenti:
– accreditamento delle singole strutture, sia pubbliche che private, che in possesso delle previste
autorizzazioni, intendano esercitare tali servizi nell’ambito del SSR,
– fissazione di un titolo di acquisto, composto dalla quota sanitaria e da quella sociale, quale
corrispettivo dei servizi erogati agli ospiti nel rispetto degli standard di personale e dei requisiti
strutturali e organizzativi,
– creazione di percorsi di accompagnamento per garantire l’esercizio da parte dei cittadini della libera
scelta tra le strutture accreditate nell’ottica dell’equità e della qualità.
Questo comporta la concorrenza tra diversi soggetti, pubblici e privati, e la remunerazione in base alle
presenze effettive senza alcun limite minimo fisso.

SUPPORTO 2

ACQUA, RIFIUTI, ENERGIA, ENERGIE RINNOVABILI: NELLE MANI DI ARERA (ma pochi lo sanno)

Tutte le informazioni che seguono sono tratte, senza alcun intervento esterno, dal sito ufficiale di ARERA https://www.arera.it/it/index.htm e hanno lo scopo di mostrare al lettore la complessità della gestione dei servizi essenziali e la distanza che passa tra l’immaginario collettivo che attribuisca al “Comune” o al “Sindaco” le responsabilità di tariffe e disservizi senza sapere che le scelte che pesano e che contano e che detrminano la qualità della vita dei cittadini vengono spesso determinate e/o condizionate da scelte fatte molto più in alto e molto più lontano.
Tutte queste informazioni ci aiutano, inoltre, a riflettere su come e su quanto il mito (irrisolto) dell’eficacia e dell’efficienza, a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, abbia di fatto sottratto ai territori il potere reale di decidere del loro destino e abbia trasfomato, almeno in parte, la democrazia rappresentativa e liberale nella quale ci illudiamo ancora di vivere in una oligarchia tecnocratica che gestisce ampie e strategiche fette di potere reale standosene nell’ombra e al riparo dai conflitti sociali e dalle competizioni democratiche.
Signore e Signori, ecco a voi “ARERA”!

L’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) svolge attività di regolazione e controllo nei settori dell’energia elettrica, del gas naturale, dei servizi idrici, del ciclo dei rifiuti e del telecalore.
Istituita con la legge n. 481 del 1995, è un’autorità amministrativa indipendente che opera per garantire la promozione della concorrenza e dell’efficienza nei servizi di pubblica utilità e tutelare gli interessi di utenti e consumatori. Funzioni svolte armonizzando gli obiettivi economico-finanziari dei soggetti esercenti i servizi con gli obiettivi generali di carattere sociale, di tutela ambientale e di uso efficiente delle risorse.
ARERA esercita attività consultiva e di segnalazione al Governo e al Parlamento nelle materie di propria competenza, anche ai fini della definizione, del recepimento e della attuazione della normativa comunitaria.
Le risorse per il suo funzionamento non provengono dal bilancio dello Stato ma da un contributo sui ricavi degli operatori regolati. (cioè i loro onorari li paghiamo con le nostre bollette ndr).
È un organo collegiale composto dal Presidente e da quattro componenti nominati con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri su proposta dei ministri competenti e con il parere favorevole di almeno due terzi dei componenti delle competenti commissioni parlamentari. Presidente e componenti restano in carica per sette anni e non sono rinnovabili.
Sul piano internazionale, ARERA partecipa ai lavori dell’Agenzia per il coordinamento dei regolatori dell’energia (ACER) ed è membro fondatore del Council of European Energy Regulators (CEER). È il principale promotore dell’Associazione dei regolatori dell’energia del Medierraneo (MEDREG), di cui detiene la vicepresidenza permanente, e ricopre un ruolo di primo piano nell’Energy Community Regulatory Board (ECRB). Assicura un supporto anche all’International Confederation of Energy Regulators (ICER) e nell’aprile 2014 ha promosso l’avvio dello European Water Regulators (WAREG), un network per la cooperazione fra regolatori del settore idrico di cui detiene la presidenza dal 2015.
L’istituzione
L’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) è un organismo indipendente, istituito con la legge 14 novembre 1995, n. 481 “Norme per la concorrenza e la regolazione dei servizi di pubblica utilità.Istituzione delle Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità” con il compito di tutelare gli interessi dei consumatori e di promuovere la concorrenza, l’efficienza e la diffusione di servizi con adeguati livelli di qualità, attraverso l’attività di regolazione e di controllo. L’azione dell’Autorità, inizialmente limitata ai settori dell’energia elettrica e del gas naturale, è stata in seguito estesa attraverso alcuni interventi normativi.
Per primo, con il decreto n.201/11,convertito nella legge n. 214/11, all’Autorità sono state attribuite competenze anche in materia di servizi idrici. Infatti, l’articolo 21, comma 19, prevede che: “con riguardo all’Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua, sono trasferite all’Autorità per l’energia elettrica e il gas le funzioni attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici, che vengono esercitate con i medesimi poteri attribuiti all’Autorità stessa dalla legge 14 novembre 1995, n. 481”.
Successivamente, il decreto legislativo 4 luglio 2014 n. 102, con il quale è stata recepita nell’ordinamento nazionale la Direttiva europea 2012/27/UE di promozione dell’efficienza energetica, ha attribuito all’Autorità specifiche funzioni in materia di teleriscaldamento e teleraffrescamento; in tale ambito, l’Autorità esercita altresì i poteri di controllo, ispezione e sanzione previsti dalla legge istitutiva, nonché i poteri sanzionatori di cui all’articolo 16 del decreto legislativo n. 102/2014.
Con la legge 27 dicembre 2017, n. 205, inoltre, sono state attribuite all’Autorità funzioni di regolazione e controllo del ciclo dei rifiuti, anche differenziati, urbani e assimilati. Pure per questo settore le competenze conferite sono svolte con i medesimi poteri e nel quadro dei principi, delle finalità e delle attribuzioni, incluse quelle di natura sanzionatoria, stabiliti dalla legge istitutiva n.481/1995.
Oltre a garantire la promozione della concorrenza e dell’efficienza nei settori energetici, l’azione dell’Autorità è diretta, per tutti i settori oggetto di regolazione, ad assicurare la fruibilità e la diffusione dei servizi in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale, a definire adeguati livelli di qualità dei servizi, a predisporre sistemi tariffari certi, trasparenti e basati su criteri predefiniti, a promuovere la tutela degli interessi di utenti e consumatori. Tali funzioni sono svolte armonizzando gli obiettivi economico-finanziari dei soggetti esercenti i servizi con gli obiettivi generali di carattere sociale, di tutela ambientale e di uso efficiente delle risorse.
I componenti
L’Autorità è un organo collegiale costituito dal Presidente e da quattro membri nominati con decreto del Presidente della Repubblica. La procedura di nomina prevede il parere vincolante, a maggioranza dei 2/3 dei componenti delle Commissioni parlamentari competenti, sui nomi proposti dal Ministro dello Sviluppo economico d’intesa con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e approvati dal Consiglio dei Ministri. Questa procedura garantisce altissimo quorum di gradimento parlamentare, di fatto bipartisan.
Con il DPR 9 agosto 2018 sono stati nominati Stefano Besseghini, in qualità di Presidente, e Gianni Castelli, Andrea Guerrini, Clara Poletti e Stefano Saglia in qualità di componenti.
I Componenti restano in carica 7 anni e nel corso del mandato, si applica loro un regime di incompatibilità con altre attività lavorative. Per i successivi due anni dalla cessazione dell’incarico i Componenti non possono intrattenere alcun rapporto di collaborazione, di consulenza o di impiego con le imprese operanti nei settori di competenza.
Indipendenza e autonomia
L’Autorità opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio nel quadro degli indirizzi di politica generale formulati dal Governo e dal Parlamento e delle normative dell’Unione europea. L’indipendenza e l’autonomia sono state rafforzate dal Terzo Pacchetto Energia europeo anche per quanto riguarda l’organizzazione, il funzionamento ed il finanziamento.
L’Autorità adotta le proprie decisioni sulla base della legge istitutiva e definisce le procedure ed i regolamenti per l’organizzazione interna, il funzionamento e la contabilità.
Le risorse per il funzionamento dell’Autorità non provengono dal bilancio dello Stato ma da un contributo sui ricavi degli operatori regolati. Tale contributo è stato ridotto (volontariamente dall’Autorità) rispetto all’1 per mille previsto dalla legge, con differenziazioni in funzione del settore e dell’attività svolta da diversi soggetti.
Le competenze
L’Autorità regola i settori di competenza, attraverso provvedimenti (deliberazioni) e, in particolare:
• Stabilisce, per i settori energetici, le tariffe per l’utilizzo delle infrastrutture e ne garantisce la parità d’accesso per gli operatori;
• Predispone e aggiorna il metodo tariffario per la determinazione dei corrispettivi sia per il servizio idrico integrato sia per il servizio integrato dei rifiuti e approva le tariffe predisposte dai soggetti preposti;
• Definisce i criteri per la determinazione dei contributi di allacciamento delle utenze alla rete di telecalore e le modalità per l’esercizio del diritto di “scollegamento”;
• Promuove gli investimenti infrastrutturali con particolare riferimento all’adeguatezza, l’efficienza e la sicurezza;
• Assicura la pubblicità e la trasparenza delle condizioni di servizio;
• Promuove più alti livelli di concorrenza e più adeguati standard di sicurezza negli approvvigionamenti, con particolare attenzione all’armonizzazione della regolazione per l’integrazione dei mercati e delle reti a livello internazionale;
• Detta disposizioni in materia separazione contabile per il settore dell’energia elettrica e del gas, per il settore idrico e per il servizio di telecalore, nonché in merito agli obblighi di separazione funzionale per i settori dell’energia elettrica e del gas;
• Definisce i livelli minimi di qualità dei servizi per gli aspetti tecnici, contrattuali e per gli standard di servizio;
• Promuove l’uso razionale dell’energia, con particolare riferimento alla diffusione dell’efficienza energetica e all’adozione di misure per uno sviluppo sostenibile;
• Aggiorna trimestralmente, fino alla completa apertura dei mercati prevista per il 1° luglio 2020, le condizioni economiche di riferimento per i clienti che non hanno scelto il mercato libero nei settori energetici;
• Accresce i livelli di tutela, di consapevolezza e l’informazione ai consumatori;
• Svolge attività di monitoraggio, di vigilanza e controllo anche in collaborazione con la Guardia di Finanza e altri organismi, fra i quali la Cassa per i servizi energetici e ambientali (CSEA), il Gestore servizi energetici (GSE), su qualità del servizio, sicurezza, accesso alle reti, tariffe, incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate.
• Può imporre sanzioni e valutare ed eventualmente accettare impegni delle imprese a ripristinare gli interessi lesi (dlgs 93/11).
L’Autorità svolge, inoltre, una funzione consultiva nei confronti di Parlamento e Governo ai quali può formulare segnalazioni e proposte; presenta annualmente una Relazione Annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta.
Trasparenza nel processo decisionale
I provvedimenti dell’Autorità vengono adottati secondo procedure disciplinate dai propri regolamenti interni e da regolamenti sul funzionamento generale della Pubblica amministrazione, sulla base di criteri di efficienza e trasparenza. Ampio spazio viene dato alla consultazione con tutti i soggetti interessati, attraverso la diffusione di documenti, la raccolta di osservazioni scritte e eventuali audizioni collettive e individuali.
La pubblicità legale degli atti e dei provvedimenti di carattere normativo ed a contenuto generale, è assicurata attraverso la pubblicazione sul sito internet dell’Autorità (art. 32, comma 1, della legge 69/09).
Contro i provvedimenti dell’Autorità può essere fatto ricorso al TAR Lombardia che rappresenta il primo grado di giudizio del processo amministrativo.
Dal 2005, l’Autorità ha introdotto l’analisi di impatto regolatorio (Air) su provvedimenti di particolare rilievo, quale ulteriore strumento per una miglior qualità della regolazione.
AIR e altri strumenti di accountability
L’attività internazionale
L’Autorità ha avviato fin dalla sua istituzione un’intensa attività di collaborazione internazionale con i regolatori dei paesi europei ed extra europei, al fine di promuovere l’armonizzazione delle regole e l’integrazione dei mercati dell’energia dei paesi limitrofi e raggiungere gli obiettivi di effettivo ed efficace funzionamento del mercato nazionale. Il primo ambito di intervento dell’Autorità in tale contesto è il processo di formazione del nuovo quadro regolatorio dei mercati europei di energia elettrica e gas previsto dal cd. Terzo Pacchetto (codici di rete europei) ed a tal fine partecipa ai lavori dell’Agenzia per il coordinamento dei regolatori dell’energia – ACER. Dal 23 gennaio 2019, il componente del collegio Clara Poletti è stata eletta Presidente del Board of Members di Acer di cui aveva ricoperto la carica di vicepresidente dal novembre 2017. L’Autorità è inoltre membro fondatore del Council of European Energy Regulators – CEER, associazione volontaria che ha il compito di consolidare la collaborazione tra i regolatori dell’Unione europea nei settori di comune interesse.
L’Autorità è il principale promotore dell’Associazione dei regolatori dell’energia del Mediterraneo – MEDREG, di cui detiene la vicepresidenza permanente, dopo due mandati da Presidente; il Segretariato di MEDREG è a Milano, ospitato presso la sede dell’Autorità. L’Autorità ha anche un ruolo di primo piano nell’Energy Community Regulatory Board – ECRB, organismo sempre più allineato alle competenze dell’ACER per l’area balcanica, in virtù dell’Energy Community Treaty firmato fra l’Unione europea e i Paesi di tale regione.
Attraverso il CEER e il MEDREG, ARERA assicura un supporto anche all’International Confederation of Energy Regulators (ICER) volta a istituzionalizzare sempre di più il ruolo della regolazione a livello mondiale.
Negli anni, il ruolo dell’Autorità in ambito internazionale si è consolidato non solo in ambito associativo, ma anche attraverso il rafforzamento di relazioni bilaterali con regolatori di altri paesi che hanno portato all’avvio di accordi formali di collaborazione e di progetti di gemellaggio finanziati dalla Commissione europea. In particolare, l’Autorità ha implementato in collaborazione con il regolatore greco (Regulatory Authority for Energy of the Hellenic Republic – RAE) nel biennio 2015-2017 un progetto di gemellaggio – twinning a supporto del regolatore egiziano (Egyptian Electric Utility and Consumer Protection Regulatory Agency – EgyptERA) dal titolo “Strengthening the institutional capacity of the Egyptian Electric Utility and Consumer Protection Regulatory Agency”. (Final report)
L’Autorità, a seguito dell’assegnazione delle competenze per la regolazione e il controllo dei servizi idrici (legge n. 214 del 22 dicembre 2011), ha promosso nell’aprile 2014 l’avvio del network europeo WAREG (European Water Regulators) per facilitare la cooperazione fra regolatori del settore idrico, scambiare buone pratiche di regolazione e favorire un quadro regolatorio armonizzato e stabile a livello europeo. ARERA dal 2015 detiene la Presidenza di WAREG e nel 2017 ha promosso la costituzione di WAREG come associazione senza scopo di lucro di diritto italiano con sede presso i propri uffici di Milano.
Nel corso del 2018 l’Autorità ha implementato un progetto focalizzato sul trasferimento di conoscenze alle autorità di regolazione di Albania (ERE), Montenegro (RAE) e Serbia (AERS) relativo ai meccanismi di market coupling tra i membri UE intitolato KEP – Know-How Exchange Programme CEI – Central European Initiative Support for Strengthening Energy Regulatory Authorities in the Western Balkans. Tale progetto ha beneficiato del sostegno economico del fondo CEI, finanziato totalmente dal governo italiano, presso la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS).
L’Autorità, in quanto titolare dell’Organismo ADR Servizio Conciliazione, aderisce dal 2016 al NEON (National Energy Ombudsmen Network), network associativo europeo senza scopo di lucro, con sede a Bruxelles, che riunisce Ombudsmen e Organismi di risoluzione extragiudiziale delle controversie indipendenti per i consumatori che operano nei settori energetici, con lo scopo, fra l’altro, di promuovere la diffusione delle ADR e lo scambio di best practices in un’ottica di rafforzamento delle tutele dei clienti finali.

SCHEDA 1
UNA RIFLESSIONE SULL’ARCHITETTURA ISTITUZIONALE DELLA VERSILIA

Dopo il fallimento del Referendum Costituzionale del 2016 si è reso necessario, per altro senza apprezzabili risultati fino ad adesso, di ridefinire il ruolo e le competenze delle Province, delle Unioni dei Comuni, delle Aree Vaste con decisive competenze e poteri relativi a servizi essenziali per i cittadini come il Sistema idrico integrato (dimensione regionale), il Sistema integrato dei rifiuti e la Salute (dimensione di area vasta). Tutto questo avrebbe dovuto imporre un deciso salto di qualità, una maggiore decisione e più coraggio da parte delle nostre Amministrazioni Comunali per quanto riguarda l’integrazione di servizi e delle funzioni a livello di ambito ottimale e zona distretto della Versilia.
Oggi, dopo la pandemia e con alle porte la necessità di investire bene le risorse che arriveranno dal Recovery Fund e auspicabilmente dal MES, tutti i protagonisti della vita pubblica, a partire dai Sindaci, amministratori locali, forze politiche, imprese, categorie, associazioni, sensibilità civiche della Versilia, devono dare vita ad una vera e propria costituente istituzionale per il nostro territorio.
Non c’è più tempo: o la fa la Versilia, pensandola bene e misurandola sulle proprie ambizioni e potenzialità, oppure la riorganizzazione istituzionale e l’unificazione di servizi e funzioni arriverà per obblighi normativi ed economici in maniera forzata, calata dall’alto, dannosa.
Credo che sia indiscutibile che, ad oggi, pur essendo state avviate cose buone, siamo in ritardo per quanto riguarda l’integrazione dei servizi sociosanitari e socio assistenziali, per i servizi e le funzioni comunali e per ciò che concerne la consapevolezza culturale e civica dell’esistenza di una terra che si chiama Versilia.
Questo dato di fatto deve essere sempre presente nelle nostre riflessioni.

OBIETTIVI
Valutare l’opzione della fusione tra Comuni a bassa consistenza demografica.
Procedere all’integrazione dei servizi comunali tra i sette Comuni della
Versilia.
Recuperare alle amministrazioni locali e ai cittadini la sovranità delle scelte
pianificatrici e programmatiche.
Mettere a sistema servizi e risorse economiche pubbliche.
Tutelare e valorizzare le conoscenze esistenti nei Comuni e negli altri enti
territoriali e, al tempo stesso, ottimizzare la azioni amministrative e operative
per ridurre lo spreco di energie, le duplicazioni di procedure e la
lentezza nelle risposte.
Monitorare e verificare l’attuazione della L.R. 22/2015 sul riordino delle
funzioni esercitate dalle Province, dalla Città metropolitana di Firenze e
dai Comuni in forma associata.
Monitorare e verificare l’attuazione della L.R. 68/2011 e modifiche 2015
sulle Unioni dei Comuni.
Proporre una revisione della normativa per migliorare le condizioni operative
e organizzative delle Unioni dei Comuni.

SCHEDA 2
LA VERSILIA NELL’AREA VASTA DELLA TOSCANA NORD OCCIDENTALE

La Versilia deve essere capace di partecipare, da protagonista, alle scelte di area vasta e di incidere nelle decisioni della maggioranza degli Enti.
La Versilia ha il compito di pensarsi e agire come un unicum e diventare Ambasciatrice del proprio territorio, dando concretezza a vere e proprie azioni e iniziative di “diplomazia comprensoriale”, superando così i limiti imposti dal minore peso quantitativo che la nostra terra sconta da troppo tempo nei confronti di altre realtà più forti e meglio rappresentate politicamente.
In questi casi la differenza la fa la capacità di lavoro (in termini di qualità e di quantità), la dinamicità operativa, la forza e il coraggio di prendere decisioni efficaci nel minor tempo possibile, la qualità di elaborare progetti ben pensati, ben presentati e ben strutturati, la credibilità degli Enti e delle persone che li rappresentano, la costanza e la perseveranza, il gioco di squadra e la determinazione.
Soprattutto in momenti come questi, di forti trasformazioni economiche, sociali, culturali e istituzionali, tale impostazione può apportare risorse aggiuntive alla capacità di azione degli enti locali e permettere la realizzazione di opere importanti e politiche decisive.
Il lavoro svolto negli ultimi anni ci consente di dire, con ragionevole certezza, che nei prossimi anni la Versilia sarà servita da una importante rete di piste ciclabili e di collegamenti pedonali (collinari e di pianura): tutto questo sarà possibile grazie al Bike Plan della Versilia e al SAV, sistema Sentieri dell’Alta Versilia entrambi pensati e progettati dall’Unione dei Comuni della Versilia.
Nello stesso tempo si dovranno affrontare le maggiori problematiche d’intasamento del traffico veicolare e chiudere, in una visione d’insieme, lo snodo dell’Aurelia e della sua variante.
Ma, nello stesso tempo, i prossimi anni dovranno vedere un grande impegno di tutti per ridiscutere, nel piano regionale, il sistema della mobilità pubblica parallela e perpendicolare alla linea di costa.
Anche in questo caso uscire dalla logica municipalistica, che ha sempre messo in condizioni di debolezza i singoli comuni nella discussione con gli enti sovraordinati, potrà portare soltanto benefici alla nostra popolazione.
Le Amministrazioni e le forze sociali versiliesi devono imporre con forza alla Regione Toscana la realizzazione, in tempi ragionevoli, del raddoppio della linea ferroviaria Viareggio-Lucca-Pistoia e porre sul tavolo di discussione il tema decisivo del collegamento della Versilia con gli Aeroporti di Pisa e di Firenze.
Chiaro che, in tutte queste scelte e pianificazioni, un ruolo decisivo dovrà essere assunto dall’Unione dei Comuni della Versilia: la progressiva integrazione fra i Comuni versiliesi dovrà garantire una gestione efficiente, efficace ed economica dei servizi nell’intero territorio, ma anche su questo tema il presupposto è e dovrà essere quello di un mutamento radicale dei metodi e della cultura politica e amministrativa.
Meno egoismo, meno egocentrismo da parte di Sindaci, Comuni e cittadini e maggiore e diversa ragionevolezza, razionalità e lungimiranza.
L’Unione, se lavoreremo con intelligenza e visione di prospettiva, costituirà sempre più l’ente di riferimento responsabile dell’esercizio associato di funzioni e servizi comunali, il catalizzatore delle funzioni amministrative della vecchia provincia e il luogo di raccordo, pianificazione e interlocuzione con il livello regionale.
Sotto questo aspetto dovrà essere posta grande attenzione al rinnovato ruolo delle Province, ma non potrà neppure essere nascosto e sottaciuto il tema, a mio avviso centrale, della fusione tra Comuni troppo esigui dal punto di vista demografico e socio economico.
Questo è il tema decisivo che chiama in causa principalmente i territori della Versilia storica e medicea che avranno l’onere e l’onore, a breve, di trovare una chiave di volta per i prossimi decenni.
Se quattro grandi materie come la formazione, il lavoro, l’ambiente e l’agricoltura sono tornate alla competenza regionale, è evidente che solo una Versilia unita può avere la forza e la possibilità di confrontarsi, con progetti d’area coerenti, a livello regionale; così pure si può comprendere che, nel contesto versiliese, solo comuni più pesanti, da un punto di vista demografico e politico, potranno tenere il passo.
Insomma, la Versilia dovrà essere all’altezza di giocare la propria partita su uno scacchiere nuovo e più vasto rispetto a quello provinciale cui eravamo abituati.
In ambito di area vasta, cioè sul livello territoriale della Toscana nordoccidentale, si assumeranno le decisioni fondamentali che riguarderanno la sanità e i servizi sociosanitari territoriali, le politiche relative al sistema integrato gestione rifiuti e su questo livello si compiranno le grandi scelte strategiche di pianificazione degli interventi e dello sviluppo.

OBIETTIVI
Rivendicare alla Versilia ruoli chiave nel sistema di area vasta della Toscana
nord-occidentale e tutelare il bagaglio di conoscenza, operatività,
legame con il territorio delle aziende di proprietà o partecipate dei Comuni
della Versilia che operano nei sistemi integrati dei rifiuti e
dell’acqua.
Esportare a livello di area vasta le sensibilità, conoscenze e strategie che i
comuni versiliesi e molti comuni della provincia di Lucca hanno studiato,
sperimentato e attuato nel campo delle politiche ambientali virtuose.
Impostare un sistema unico di valorizzazione del territorio della Versilia
e promuoverlo in modo unitario negli scali portuali e aeroportuali toscani.
Ammodernare e riqualificare il sistema infrastrutturale e della rete di collegamenti
tra centro e costa toscana.
Valorizzare l’esperienza della sanità versiliese nelle scelte di Area Vasta.
Attuare politiche virtuose per l’ambiente nel sistema rifiuti dell’ATO Costa.
Procedere alla pianificazione infrastrutturale integrata della Versilia.
Contribuire alla creazione di politiche di sviluppo e d’innovazione
nell’ambito territoriale della Toscana nord occidentale.