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Ci sono gialli che iniziano con un delitto. E poi ci sono gialli che iniziano con un dubbio.
I dubbi di Alvise Scutaro appartiene alla seconda categoria, quella più rara e forse più interessante. Perché il vero motore del romanzo non è il crimine, ma l’inquietudine morale di chi si rifiuta di accettare una verità comoda. Alvise Scutaro, maresciallo di lunga esperienza, è un uomo che non riesce a voltarsi dall’altra parte. Quando tutti vedono un incidente, lui continua a vedere una domanda aperta. E da quella domanda prende forma una delle indagini più coinvolgenti di Ettore Neri.
L’autore costruisce una storia che si muove tra Firenze e la Versilia, tra i reparti investigativi dell’Arma e i paesi ai piedi delle Apuane, dove la pioggia, il marmo, i boschi e i silenzi sembrano custodire segreti antichi. Il romanzo intreccia il noir classico con una forte componente sociale: traffici illeciti, degrado ambientale, solitudini contemporanee, violenza domestica, dipendenze e fragilità umane diventano tasselli di un mosaico complesso. Ma il vero cuore del libro è Nicodemo Gatti. Gatti non è l’investigatore infallibile dei thriller commerciali. È un uomo ferito, malinconico, spesso smarrito. La sua umanità emerge già nelle prime pagine, quando il tenente Landucci gli rivolge una domanda che sembra andare oltre il lavoro:
Stia su con la vita! C’è qualcosa di poco bello che le sta succedendo? La vedo ogni giorno più triste, avvilito, sciupato…
È una battuta semplice, ma contiene l’essenza del personaggio, un investigatore che prima ancora di indagare gli altri deve fare i conti con sé stesso. Uno degli aspetti più originali del romanzo è la straordinaria conversazione tra Nicodemo e sua madre Luisa. In poche pagine Ettore Neri mette in scena una riflessione ironica e intelligente sulla narrativa poliziesca stessa. Luisa demolisce senza pietà gli investigatori perfetti della letteratura commerciale:
La realtà è un’altra cosa e anche i romanzi, che sono quasi sempre opere di fantasia, per avere valore devono comunque avere una solida logica e una credibile coerenza interna, una profondità, uno spessore![…] Saresti il personaggio perfetto per un buon romanzo: fallibile, imperfetto, fisicamente scarso…
È impossibile non leggere queste parole come una dichiarazione poetica dell’autore stesso. Nicodemo Gatti è infatti tutto ciò che gli eroi stereotipati non sono: vulnerabile, indeciso, spesso sconfitto, e proprio per questo credibile. Neri possiede un talento particolare nel costruire dialoghi lunghi, realistici e ricchi di sfumature. I personaggi parlano molto, discutono, litigano, si prendono in giro. In queste conversazioni emerge un’Italia autentica, fatta di caserme, trattorie, amicizie virili e rapporti familiari complessi. Splendido il confronto tra Nicodemo e Alvise in cima al Campanile di Giotto, quando l’amicizia diventa quasi una forma di terapia:
Io penso che l’uomo fortunato sia quello che riesce ad apprezzare quello che ha, quello che ha occhi per vedere il bello e il buono delle cose e delle persone.
Sono parole che trascendono il genere giallo e toccano temi universali: la solitudine, il tempo che passa, il bisogno di trovare un senso alla propria esistenza. Accanto all’indagine criminale corre un’altra inchiesta, forse ancora più importante: quella sul degrado ambientale e morale del nostro tempo. Fin dalle prime pagine il Nucleo Operativo Ecologico si confronta con traffici di rifiuti, normative ambientali, responsabilità pubbliche e interessi economici. Non è semplice sfondo narrativo: è una precisa scelta di campo. La criminalità raccontata da Neri non è quasi mai spettacolare. È quella che si annida nelle pieghe della normalità, nei compromessi, nelle omissioni, nelle piccole e grandi vigliaccherie quotidiane.
Lo stile è ampio, tradizionale, fortemente narrativo. Ettore Neri ama raccontare, descrivere, accompagnare il lettore dentro i luoghi e dentro le vite dei personaggi. A tratti il romanzo assume il ritmo dei grandi polizieschi italiani classici, dove l’indagine è importante quanto il contesto umano che la genera.
Particolarmente riuscite le ambientazioni versiliesi: le strade di montagna sotto la pioggia, i paesi arroccati, i canali profondi delle Apuane e quel senso costante che sotto la superficie delle cose si nasconda sempre qualcos’altro.
Risalendo il corso del fiume Serra l’auto dei carabinieri superò il paese di Riomagno, l’abitato di Malbacco e infilò la stretta vallata che si stringeva in direzione delle pendici del Monte Altissimo […] improvvisamente, la montagna di marmo si mostrò possente alla vista dei militari ergendosi imperiosa e imbronciata e così grande che pareva perfino toccare il sommo del cielo…
I dubbi di Alvise Scutaro è molto più di un semplice giallo investigativo. È un romanzo sulla fragilità degli uomini, sull’ostinazione della ricerca della verità e sul valore del dubbio come strumento di conoscenza. Alvise Scutaro dubita. Nicodemo Gatti soffre. E proprio da questa combinazione nasce una storia capace di coinvolgere il lettore non soltanto sul piano della suspense, ma anche su quello umano, dove i misteri da risolvere non sono soltanto quelli dei delitti, ma anche quelli del cuore e della coscienza.
Per chi ama i gialli d’indagine, i personaggi imperfetti e le storie in cui la verità è sempre più complessa di quanto appaia a prima vista.
Manuela
TITOLO: I dubbi di Alvise Scurato Pag. 376
AUTORE: Ettore Neri







