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di Valentina Conte
“I dubbi di Alvise Scutaro” di Ettore Neri (Giovane Holden Edizioni) è un giallo ambientato tra la Versilia e Firenze, all’inizio del 2019. A Seravezza, in un giorno di pioggia, una donna perde la vita in un incidente. Quello che sembra un episodio di sfortuna accende un sospetto nel maresciallo Alvise Scutaro, che avvia un’indagine segreta destinata ad allargarsi sempre di più, rivelando una trama complessa.
Scutaro coinvolge il marescia
llo Nicodemo Gatti, un uomo segnato da una stagione di disincanto e fatica interiore, che guarda alle crepe della realtà più che alle sue apparenze. Ed è proprio nella sua fragilità, lontana da ogni eroismo, che Gatti trova la misura più autentica del suo ruolo: non sciogliere ogni enigma, ma avvicinarsi a una verità complessa, parziale, che interroga la coscienza prima ancora della legge.
Ambientazione
Il romanzo si muove tra Firenze e la Versilia, con il delitto ambientato nel piccolo paese di Seravezza. Le vicende si svolgono tra gennaio e marzo 2019, mentre in Italia inizia la diffusione del Covid. La storia procede in parallelo con le prime chiusure e ogni personaggio vive questo clima in modo diverso, proprio come accadde nella realtà. È il primo libro che leggo ambientato in quel periodo: mi ha fatto un certo effetto, soprattutto quando l’autore cita i cortei di Bergamo. Io abito qui, li ho vissuti, e quel passaggio mi ha colpita in modo disturbante, in senso positivo.
Personaggi
Il romanzo è ricco di personaggi, principali e secondari, ma ognuno porta qualcosa. Il protagonista assoluto è il maresciallo Nicodemo Gatti: lo incontriamo in una fase di apatia verso la vita e il lavoro, fragile e disilluso, e lo accompagniamo passo dopo passo nella sua trasformazione.
L’ho trovato vero, umano, imperfetto. C’è un dialogo con sua madre in cui lei esprime un pensiero sui romanzi polizieschi; lì ho pensato: “vediamo se l’autore è all’altezza”. E sì, lo è.
Accanto a lui c’è Alvise Scutaro, l’uomo che con la sua intuizione dà avvio a tutto. Radicato nel territorio, esperto, capace di andare oltre la burocrazia per seguire fiuto e ragione. E poi Aricò, la madre di Gatti, Marta, Cinzia, lo psicologo, Gianni Bertola: figure meno presenti ma tutte significative.
Stile
La scrittura è curata, scorrevole, piacevole. Unica nota stonata: qualche errore di battitura, che personalmente trovo un po’ fastidioso. Non ci sono passaggi noiosi né una suspence estrema: il ritmo è coerente, equilibrato, perfettamente in linea con il contenuto.
Temi
Pur essendo un giallo, a tratti noir, è ricco di vita vera e attualità. Ho amato la varietà delle personalità e dei caratteri: sembra quasi di parlare con i personaggi.
Il romanzo tocca interessi economici, opacità amministrative, ambiente, e quel confine sfuggente tra legalità e abuso.
Ci sono anche frecciatine d’attualità che, secondo me, sono la ciliegina sulla torta: permettono di leggere il libro non solo come un giallo, ma come una critica sottile a certe dinamiche e sistemi. Il finale, poi, è la vera riuscita dell’autore: mette insieme non solo la trama del delitto, ma anche la sostanza profonda del racconto.
Target
È un libro adatto a tutti: scorrevole, piacevole, non impegnativo. Ma la possibilità di leggerlo su più livelli lo rende interessante anche per chi cerca “qualcosa in più”.
Considerazione finale
L’ho letto con calma, assaporando i passaggi. Non l’ho amato da subito, ma l’ho apprezzato davvero quando ho iniziato a coglierne i livelli, i dettagli, ciò che va oltre la trama.
Alcuni punti avrei voluto più approfonditi, ma è un libro che consiglio decisamente.







