Delfino Aricò aveva l’aspetto di un ristoratore di campagna
o di un navigato professore di scienze, era un più che
sessantenne rotondo e solare. Quasi calvo, portava una semicorona
di capelli brizzolati che disegnava un semicerchio da
una tempia all’altra sopra le orecchie, passando per la nuca.
Dava la sensazione di uomo metodico e sistematico, saggio,
pacato, riservato ma cordiale e pronto a socializzare.
Uomo dalla vita serena, insaporita dalla preziosa cucina calabrese
di sua moglie Annina. Aveva una figlia, laureata in
Ingegneria, che viveva temporaneamente nel Regno Unito.
Era un maresciallo capo, come Scutaro, mentre Gatti era maresciallo
maggiore.







